Infosfera ed egemonia culturale digitale

L’idea che il potere possa esercitarsi non solo attraverso la coercizione, ma anche tramite la costruzione del consenso culturale, è uno dei contributi più noti del pensiero di Antonio Gramsci1. Nei Quaderni del carcere2 il filosofo descrive l’”egemonia culturale3” come la capacità di un gruppo dominante di rendere la propria visione del mondo percepita come naturale e condivisa, attraverso scuola, media e istituzioni. A quasi un secolo di distanza, questa categoria interpretativa viene talvolta richiamata per leggere le trasformazioni dell’ecosistema digitale contemporaneo.

Oggi una parte rilevante della comunicazione pubblica online in Europa si svolge su piattaforme private con sede altrove, tra cui Facebook, Whatapp, Linkedin, YouTube, X, TikTok, Instagram,Telegram, Signal, Snapchat, Reddit e Discord.

Imprese come Meta, X, Microsoft, ByteDance, Apple, Alphabet gestiscono infrastrutture utilizzate quotidianamente da centinaia di milioni di cittadini europei per informarsi, comunicare e lavorare.

In base alla normativa europea, diverse di esse rientrano nella categoria delle piattaforme di dimensioni molto grandi prevista dal Digital Services Act4, entrato in vigore nel 2022 insieme al Digital Markets Act5. I due regolamenti mirano a rafforzare la trasparenza dei sistemi algoritmici, limitare pratiche anticoncorrenziali e aumentare la tutela degli utenti.

Nel dibattito politico europeo si è affermato negli ultimi anni il concetto di “sovranità digitale6”, con cui si indica la capacità dell’Unione di controllare infrastrutture, dati e tecnologie strategiche. Rapporti istituzionali e analisi indipendenti evidenziano come l’Europa rappresenti uno dei mercati digitali più ricchi al mondo, ma non ospiti piattaforme globali di scala paragonabile a quelle statunitensi o cinesi nei settori dei social network, dei motori di ricerca o del cloud pubblico. Questa asimmetria alimenta il confronto sulla dipendenza tecnologica e sulle politiche industriali necessarie per ridurla.

Al centro della discussione vi è anche il ruolo degli algoritmi nella selezione e distribuzione dei contenuti. Numerosi studi empirici hanno mostrato che i sistemi di raccomandazione influenzano l’esposizione alle informazioni e possono contribuire alla formazione di ambienti comunicativi omogenei, spesso definiti “echo chambers7”. In ambito filosofico, Luciano Floridi8 ha proposto il concetto di “infosfera9” per descrivere l’ambiente globale costituito da dati, reti e piattaforme, sostenendo che la distinzione tra online e offline sia sempre meno significativa e che viviamo in una condizione “onlife10”, in cui il digitale è parte integrante dell’esperienza sociale.

L’analogia tra egemonia culturale e potere delle piattaforme resta tuttavia un’interpretazione teorica. Non esiste un indicatore oggettivo che dimostri una subordinazione politica degli Stati europei alle aziende tecnologiche; al contrario, l’Unione è oggi tra le giurisdizioni più attive nella regolazione dei grandi operatori digitali. Ciò che appare verificabile è la centralità delle piattaforme private nell’organizzazione dello spazio informativo europeo e la crescente attenzione normativa verso trasparenza, concorrenza e diritti fondamentali. Se questo assetto configuri una nuova forma di egemonia è materia di dibattito accademico; che il rapporto tra potere, tecnologia e cultura sia uno dei nodi cruciali del nostro tempo è, invece, un dato ormai difficilmente contestabile.


Note:

  1. Antonio Gramsci: Filosofo e politico italiano (1891-1937), noto per le analisi sul potere, la cultura e il ruolo del consenso nella società. ↩︎
  2. Quaderni del carcere: Raccolta di riflessioni scritte da Gramsci durante il periodo di detenzione fascista, in cui sviluppa concetti come l’egemonia culturale. ↩︎
  3. Egemonia culturale: Secondo Gramsci, la capacità di un gruppo sociale di rendere dominante la propria visione del mondo attraverso consenso culturale e istituzionale, senza usare la forza ↩︎
  4. Digital Services Act (DSA): Regolamento europeo del 2022 che mira a migliorare la trasparenza e la responsabilità delle piattaforme online. ↩︎
  5. Digital Markets Act (DMA): Regolamento europeo del 2022 che disciplina le grandi piattaforme digitali per prevenire pratiche anticoncorrenziali. ↩︎
  6. Sovranità digitale: Capacità di uno Stato o di un’Unione di controllare infrastrutture, dati e tecnologie strategiche senza dipendere eccessivamente da attori esterni. ↩︎
  7. Echo chambers: Ambienti informativi in cui gli utenti sono esposti prevalentemente a contenuti coerenti con le proprie opinioni, riducendo l’esposizione a visioni diverse. ↩︎
  8. Luciano Floridi: Filosofo contemporaneo nato nel 1964, italiano naturalizzato inglese, professore a Oxford, noto per la filosofia dell’informazione e l’etica digitale. ↩︎
  9. Infosfera: Concetto di Floridi che indica l’ambiente globale costituito da dati, reti, piattaforme e interazioni digitali, in cui la distinzione tra online e offline diventa sempre meno significativa. ↩︎
  10. Il termine “onlife” è stato coniato da Luciano Floridi per descrivere la condizione contemporanea in cui la vita online e quella offline non sono più nettamente separate, ma formano un continuum integrato. ↩︎

Illustrazione dell’articolo: L’infobolla” © Emanuele Mulas, ideata dall’autore e successivamente elaborata con strumenti digitali/IA.