Il profondo legame che unisce Sant’Efisio e Santa Greca rappresenta uno dei pilastri più affascinanti della devozione popolare sarda, alimentato da racconti che intrecciano fede, leggenda e storia. Entrambi i martiri condividono origini orientali e un destino comune segnato dalle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano, avvenute tra il 303 e il 304 d.C. 

Questa vicinanza spirituale si riflette concretamente nell’iconografia delle chiese, dove la statua del guerriero Efisio è talvolta posizionata vicino a quella di Greca, quasi a volerla proteggere amorevolmente. 

Esiste inoltre una radicata tradizione, particolarmente sentita a Cagliari, secondo cui la famiglia della Santa sarebbe stata originaria del quartiere di Sant’Avendrace. Questa convinzione spinge ancora oggi i fedeli cagliaritani a manifestare una venerazione speciale arrivando, fino a qualche anno fa, a portarne il simulacro a spalla durante le solenni processioni per le vie di Decimomannu. 



Il calendario liturgico dedicato a Santa Greca si articola in tre momenti fondamentali che scandiscono l’anno. Il 12 gennaio si ricordano i riti del martirio, ovvero la sua nascita in cielo, mentre a settembre si celebra con grande sfarzo la sua nascita terrena. La festa di maggio, invece, riveste un’importanza singolare poiché coincide con il risveglio della primavera e si sovrappone simbolicamente ad antiche celebrazioni pagane legate alla fertilità della natura, come la festa celtica di Beltane. Questa commistione tra sacro e profano è visibile nelle caratteristiche “tracas”, i carri trainati dai buoi e addobbati con fiori, frutti e aromi tipici della stagione, che richiamano i cicli del raccolto e della ripresa agricola.

Storicamente, la celebrazione di maggio ha acquisito un valore spirituale ancora più profondo a partire dal 1778, quando Papa Pio VI concesse il privilegio dell’indulgenza plenaria ai fedeli che, oltre alla preghiera, assolvono ai doveri della confessione e della comunione. 

In passato, questa ricorrenza fungeva da naturale prosecuzione del cammino di Sant’Efisio: i pellegrini provenienti dal Sulcis e dal Medio Campidano che scortavano il martire cagliaritano nel suo rientro da Nora, erano soliti fermarsi a Decimomannu proprio il primo maggio. Qui trovavano ristoro nelle locande locali e onoravano la Santa prima di riprendere la strada verso casa.

Ancora oggi, durante i riti primaverili, il simulacro di Santa Greca viene vestito con gli abiti cerimoniali tipici della festa di settembre e portato in processione insieme alla reliquia grande custodita nella parrocchia di Sant’Antonio. L’evento segna anche un momento di passaggio amministrativo per la comunità religiosa, poiché comincia il percorso spirituale dei cinque nuovi obrieri che avranno il compito di assistere la Santa per i 12 mesi successivi. 

Al termine delle celebrazioni la statua viene riposta nella cappella laterale destra dedicata a Sant’Efisio, il cui simulacro, per la ricorrenza primaverile, viene vestito a festa e posizionato frontalmente alla Santa nella cappella laterale sinistra (che ospita, invece, un altro simulacro di Greca in vesti romane). È così che viene suggellato nuovamente quel legame eterno che, nonostante il passare dei secoli e le diverse interpretazioni storiche, continua a segnare indelebilmente la fede dell’intera isola.