
Il film About Elly è un saggio sulla verità.
La verità non muore, ma semplicemente viene sommersa dal peso schiacciante della menzogna sociale e del giudizio. Asghar Farhadi non dirige un thriller, ma una sorta di revisione morale della borghesia iraniana.
Ci racconta alla perfezione l’ambiguità umana. Questo è uno dei primi film che lo hanno reso importante a livello mondiale.
Questo lavoro, in lingua originale درباره الی , è uno dei suoi film più intensi e sorprendenti.
In poche parole un thriller psicologico seppur travestito da dramma sociale, dove una piccola menzogna, quasi innocente, scatena un vortice di colpe, paura e tensione.
Un gruppo di amici della classe media di Teheran decide di trascorrere un weekend al mare, sul Caspio.
Organizzatrice del viaggio è Sepideh, che invita anche Elly, la timida insegnante di sua figlia. L’idea è semplice, far conoscere Elly a uno degli uomini del gruppo, Ahmad, appena tornato dalla Germania con un divorzio alle spalle.
L’atmosfera iniziale parte leggera, risate, giochi, entusiasmo. Ma qualcosa stona. Elly appare cordiale, ma riservata; è presente, eppure distante. Quando improvvisamente scompare, la vacanza si trasforma in un incubo.
La domanda non è solo “Che fine ha fatto Elly?” La domanda vera diventa: “Chi era davvero Elly?”
Perché Sepideh, per proteggere Elly e salvare la reputazione del gruppo, aveva mentito dicendo che Elly non si trovava in vacanza con loro di sua spontanea volontà visto che la cosa era mal vista dalla società conservatrice locale, ma che era stata invitata da lei per una breve pausa.
Ma quando un uomo misterioso, Alireza, arriva per cercarla, il gruppo si ritrova costretto a mantenere la versione inventata da Sepideh per coprire il vero motivo della presenza di Elly.
Ogni membro del gruppo reagisce in modo diverso, e proprio questi comportamenti, il bisogno di trovare un colpevole, la paura del giudizio, la necessità di giustificarsi, che mettono a nudo un’intera società.
Ma il vero dramma è la progressiva e meschina distruzione dei rapporti tra gli amici, mentre cercano un capro espiatorio, che è quasi sempre Sepideh, per liberarsi della responsabilità collettiva.
Farhadi non costruisce un thriller nel senso classico del termine. Guardandolo non ci sono indizi disseminati o una rivelazione spettacolare.
Il suo cinema lavora sulle crepe morali dei personaggi, e About Elly è forse uno dei suoi film più riusciti in questo senso.
Lo spettatore rimane intrappolato nel turbine delle emozioni dei personaggi e ne rimane sconvolto. Non sa più cosa credere, chi giudicare, di chi fidarsi. La verità rimane sempre a un passo, sfuggente.
Ogni volto racconta paura, vergogna, frustrazione. Il gruppo diventa un organismo collettivo che si sgretola lentamente.
L’ambientazione nel Mar Caspio poi è un valore aggiunto sulla storia e sull’atmosfera claustrofobica del film, trasformando il paesaggio da paradiso vacanziero a barriera fisica e trappola naturale che isola il gruppo.
Il finale, aperto e ambiguo, lascia lo spettatore con un senso di profonda ingiustizia e disperazione.
About Elly è stato il film che ha lanciato definitivamente Golshifteh Farahani sulla scena internazionale, un’artista che, a causa delle sue successive scelte professionali e del suo attivismo per i diritti umani e delle donne, non lavora più con le produzioni iraniane ed è diventata un simbolo di coraggio e dissidenza.
Il film non offre risposte facili, ma pone una domanda fondamentale: siamo responsabili solo delle nostre azioni o anche delle menzogne che ogni giorno diciamo per sopravvivere nella società?









