Alessandra Sorcinelli: “Amo l’umanità, la vita. Sono poetessa della plebe.”

L’estro è quando la tua testa dice “no” ma il tuo cuore esclama “perché no?”



Ho conosciuto Alessandra circa due anni fa, durante un reading poetico organizzato a Sarroch. Ciò che mi ha colpito fin da subito, è stata la sua capacità di mettersi in gioco, la sua ironia e il desiderio di lasciarsi andare all’arte in modo spontaneo, senza filtri né artifici.

Nelle sue poesie e nel suo atteggiamento ho trovato una rara autenticità, una vivacità instancabile e una positività davvero contagiosa.

Per questo motivo, dopo averla rivista in occasione della festa di San Platano 2025, a Villaspeciosa, mentre rappresentava con entusiasmo il suo gruppo di artisti e pittori, ho deciso di realizzare questa breve intervista, con l’intento di entrare – almeno per un momento – nel suo mondo. Un mondo che percepisco in costante dialogo e simbiosi con tutto ciò che lo circonda: quell’universo di relazioni, sensazioni e rimandi tra uomo, anima e natura che lo stesso Baudelaire amava definire “Corrispondenza”.

Buongiorno Alessandra. Per cominciare, ti va di presentarti ai nostri lettori? Come ti chiami? Quanti anni hai? Qual è la tua professione? E dove vivi?
Mi chiamo Alessandra Sorcinelli, ho 59 anni e svolgo diversi ruoli, anche se ridurli al classico “che lavoro fai?” sarebbe limitante. Mi occupo di Didattica, Ricerca e Terza Missione come Responsabile del Controllo Interno all’Università degli Studi di Cagliari. Sono attiva anche nel sindacato: sono segretario regionale della UIL Rua Sardegna e membro del Consiglio regionale e nazionale della UIL Rua, che rappresenta università, GNR, policlinici e conservatori.
Parallelamente mi dedico all’arte e alla poesia. Scrivo e seguo da vicino il lavoro degli artisti, perché una parte di me è attratta da loro come una falena dalla luce; e perché li considero una categoria di lavoratori straordinaria: non figli di un dio minore, ma esseri preziosi, riconosciuti dagli dei molto più di quanto lo siano dagli esseri umani.
Vivo a Cagliari e ho scelto la Sardegna come mia terra: la giro, la vivo, la abito. Mi sento parte integrante del territorio, che considero di tutte e di tutti. In sostanza, mi sento cittadina della Sardegna, spinta da una curiosità innata che mi porta a viverla pienamente, anche attraverso le attività sociali e culturali.

Che cos’è per te la poesia? Quando hai iniziato a scrivere e cosa ti ha spinta a farlo? Ricordi il momento preciso, le tue sensazioni?
Il momento preciso delle mie sensazioni poetiche coincide con le prime percezioni del mio vagito e del mio respiro. Ho sempre visto il mondo in modo artistico, creativo, poetico, ma anche cosmologico: un mondo insieme ineluttabile e meraviglioso.
Quando ho iniziato a scrivere poesia, l’ho fatto come voce dell’anima, come espressione del tumulto interiore: non scrivo per guarire, ma per lanciare frecce che possano raggiungere qualcuno, qualche luogo, qualche cuore.
La necessità di comunicare mi ha guidato fin da bambina. Dopo la morte di mia madre, a nove anni, non parlai per due anni: scrivevo. La scrittura è stata un ponte, un modo per restare in contatto con la vita e con tutte quante le emozioni.

Leggendo i tuoi post su Facebook, noto che traspare un forte impegno sociale. Non a caso ti definisci “poetessa della plebe”. Quali emozioni e obiettivi ti guidano in questo ambito sociale?
Per quanto riguarda il mio impegno sociale, credo sia nella natura dell’uomo essere pescatori e pescatrici di persone: belle, brutte, fragili, luminose – tutto ciò che arriva nella grande rete dell’umanità, dell’accoglienza, dell’inclusione.
Bisogna imparare a essere più… non dico “tolleranti”, perché la tolleranza ha in sé qualcosa di negativo per come la intendo io, ma certamente più inclusivi. E anche consapevoli che non siamo perfetti, e che neppure chi abbiamo di fronte lo è.
Mi guidano le emozioni e gli obiettivi dell’umanità stessa: le emozioni e gli obiettivi dell’essere semplicemente una persona.

Tra le tue poesie, ce n’è qualcuna che consideri centrale o più rappresentativa del tuo mondo interiore?
Le poesie che considero rappresentative del mio modo di scrivere e che riflette il mio ruolo di “poetessa della plebe”, sono quelle che trattano alcuni temi: come la violenza contro le donne, la violenza contro chiunque, la guerra, le ingiustizie di genere, la violenza psicologica che uccide come la lingua, o come la spada.
Tra tutte, una in particolare è centrale: Giuramento. È una poesia che può essere portata in scena anche in due. L’ho inserita nello spettacolo che ho interpretato, Son caduta quella sera, tratto da uno dei miei libri, Avevo sempre le scarpe rosse, in cui affronto la dinamica della caduta all’interno di una relazione malata, fino al suo epilogo.

Come descriveresti il tuo stile poetico?
La mia poesia nasce dall’esperienza e dall’osservazione della vita quotidiana e del passato. Ho avuto tre mariti, relazioni meravigliose ma anche burrascose. Ho vissuto, ho amato e sono sempre stata amata, in ogni modo, anche con quella “malattia d’amore” che oggi pare fuori moda.
Il mio stile poetico è graffiante, ironico, pungente. Molte persone si riconoscono nei miei versi: tante donne, ma anche tanti uomini. Gli autori che mi hanno influenzata sono molti, così come i pittori. Amo leggere all’alba, prima ancora che inizi la giornata, le storie di chi ha vissuto costruendo – visibilmente o in silenzio – vere cattedrali di umanità.

Qual è, a tuo avviso, il ruolo del poeta?
Il ruolo del poeta è dare voce alla propria voce. Il poeta è un vero rivoluzionario.

Per concludere, da poetessa, qual è il tuo sogno nel cassetto?
Il mio sogno è continuare a organizzare e portare in scena spettacoli che riuniscono tutte le arti. Amo i cenacoli, le corti, lo stare insieme. Amo i gruppi, l’inclusione.
Il mio modo speciale di sognare è ringraziare, e vivere di stupore, meraviglia, anche in mezzo ai dolori – dolori che hanno attraversato tante volte la mia giovinezza e la mia fanciullezza.
Il sogno più grande è addormentarmi serenamente e lasciare un senso di profondo affetto. Essere un punto di riferimento, un faro anche quando non ci sarò più.
Ma, in fondo, lo sappiamo: i poeti, gli scrittori e gli artisti vivono per sempre.

Giuramento

E ti amava e ti sputava
E ti amava ed ansimava.
E ti amava e ti bruciava.
E ti amava e ti ammazzava.

Ah se non ti avesse amato.
Ah se non lo avessi amato.
Ah se non vi foste amati.

Ma soltanto rispettati.

Spesso troppa passione
cela la tenda oscura
non ti accorgi, illusione
se sia rabbia o paura.

E ti amava e ti tradiva
E ti amava e scompariva
E ti amava e si pentiva.
E ti amava e poi fuggiva.

In crisalide eterna, sei restata.

Alessandra Sorcinelli
Da Avevo sempre le scarpe rosse, LFA Editore

Invisibile

Almeno taci se non puoi aiutarmi:
non fingere di essermi amico
scrivete parole di dolore
poi siete al sicuro nei vostri confini.

Almeno evita di parlar di me
non mostrarti il padre buono:
usa la voce per urlare vita
usa la penna per scaldarmi il cuore.

Invece esci e vienimi a trovare
viaggia nella mia anima
parla ai signori lontani:
sporcati le mani di voglia di fare.

E sarà alba anche per noi
cibo nei piatti e nelle stive
studiare giocare saltare la corda:
prego perché sia senno anche il poi.

Alessandra Sorcinelli
Da Tra incudine e diamante, LFA Editore