Anatomia di un dominio: Epstein, Sade e la “Salò” del XXI Secolo


L’imponente pubblicazione di foto, video e messaggi da parte del Dipartimento di Giustizia USA ha confermato che il sistema di Jeffrey Epstein non era solo un caso di criminalità sessuale ma si dovrebbe parlare piuttosto un di esperimento sociopolitico di stampo sadeano. La rivelazione di dettagli su video di torture e comunicazioni riservate con élite globali infatti mette nuova luce su un’analogia culturale che molti avevano solo osato ipotizzare.

Il marchese De Sade, personaggio controverso vissuto in Francia a fine Settecento, è stato uno scrittore celebre per opere che esplorano la violenza, la sessualità estrema e la trasgressione morale. Alcuni tra i titoli più noti sono “Le 120 giornate di Sodoma”, “La filosofia nel boudoir” o “Justine”. De Sade trascorse gran parte della sua vita tra prigioni e manicomi e da lui deriva il termine “sadismo”.

Tornando all’attualità un dettaglio particolare, già notato in passato, era la presenza di una copia di “Justine o le sventure della virtù” nell’ufficio di Manhattan di Epstein. Considerando il materiale pubblicato questo difficilmente poteva essere un semplice oggetto d’arredo, mentre è probabile che riflettesse una delle convinzioni di Sade: il piacere è proporzionale al numero di leggi infrante.

Il legame con il film di Pier Paolo Pasolini, Salò o le 120 giornate di Sodoma, viene da se. Come Pasolini utilizzò Sade per denunciare come il potere consumistico riduca i corpi a merce, Epstein avrebbe trasformato la sua isola in una sorta di “Sodoma reale”, una versione moderna dei castelli inaccessibili di Sade.

Il caso Epstein però dimostra soprattutto che la visione di Sade non era una perversione letteraria, ma un’analisi della deriva del potere assoluto. Quando la ricchezza raggiunge livelli tali da poter ignorare lo Stato, il potente tende a ricreare quelle zone dove l’unica legge è il proprio desiderio.

In Pasolini il sesso non è mai solo sesso: è la metafora suprema del consumismo e del dominio di classe. Se in Sade il piacere nasceva dal superamento della morale religiosa, in Pasolini (e nel riflesso di Epstein) il sesso diventa l’atto finale con cui il potere si afferma sui sudditi.

Nel film Salò o le 120 giornate di Sodoma, Pasolini mostra come il potere fascista tratti i corpi dei giovani esattamente come prodotti da scaffale. I file Epstein ci descrivono le vittime non come persone, ma come “asset” o “regali” da offrire ad amici potenti. Questa è la realizzazione della profezia di Pasolini: nel capitalismo avanzato, il corpo è l’ultima frontiera del consumo.

In questo contesto l’atto sessuale imposto non serve a provare piacere, ma a ribadire la gerarchia. Il potente non cerca l’orgasmo, cerca la prova che l’altro gli appartiene totalmente. Come i quattro Signori di Salò, Epstein creava una rete di complicità: chi partecipava ai riti non poteva più denunciare, diventando parte di un’élite “al di là del bene e del male”.

I tribunali americani ormai da anni stanno vagliando l’effettiva portata delle rivelazioni ma a prescindere da quanto ancora verrà accertato e dal reale grado di partecipazione delle persone coinvolte, ciò che resta è un messaggio molto forte.

Pasolini scelse giovani attori che rappresentassero l’innocenza rurale “corrotta” dalla città. Epstein cercava ragazze in condizioni di vulnerabilità economica per trasformarle in reclutatrici o oggetti. In entrambi i casi l’obiettivo del potere è la distruzione sistematica della purezza. Non ci deve essere più spazio per gli ideali, tutto ha un prezzo e tutto può essere comprato.


Per ulteriori approfondimenti o curiosità:

https://vault.fbi.gov/jeffrey-epstein

https://oversight.house.gov/release/oversight-committee-releases-epstein-records-provided-by-the-department-of-justice

https://www.courtlistener.com/docket/6962478/united-states-v-epstein

https://www.documentcloud.org/projects/216915-epstein-documents/

https://www.justice.gov/usao-sdny/press-release/file/1180481/dl