Братство, traslitterato Bratstvo, che significa “Fratellanza” o “Confraternita”, è un film russo del 2019 che merita assolutamente di essere scoperto. Mai importato in Italia, solamente in USA con il titolo Battle for Afghanistan.
Il Regista Pavel Lungin è uno dei registi russi più importanti e riconoscibili dell’era post-sovietica. Nato nel 1949, la sua carriera è fiorita dopo la Perestrojka. Il suo stile è caratteristico. In particolare Lungin spesso usa storie personali e specifiche per parlare di temi più ampi, nazionali e storici. I suoi film sono microcosmi che riflettono i traumi e le contraddizioni della Russia. È solito combinare un’attenzione cruda per il realismo con elementi simbolici, onirici o fortemente stilizzati
Bratstvo è considerato uno dei suoi film più maturi e riusciti, un ritorno in grande forma dopo alcuni anni di silenzio.

Il film è ambientato alla fine della guerra sovietico-afghana (1988-89) e racconta di una divisione sovietica, la 108ª, che si prepara al rientro nell’Unione Sovietica attraversando il passo di Salang, ancora sotto il controllo di gruppi mujaheddin. La situazione si complica quando un pilota sovietico, figlio di un generale importante, viene catturato dopo che il suo aereo è precipitato. Di conseguenza la ritirata attesa viene sospesa per dare luogo a una missione che metterà a dura prova la fraternità tra questi soldati, il dovere, la lealtà reciproca, la sopravvivenza e la guerra si intrecciano in modo drammatico.
Interessante il punto di vista della guerra in Afghanistan raccontata da un punto di vista sovietico, e che si allontana molto dal celebrativo per mostrare le ambiguità, la dimensione umana e traumatica della guerra.
Gli autori hanno usato pellicola 16 mm e riprese che richiamano materiali d’archivio per trasmettere veridicità, dandogli un’impronta stile documentario.
In Russia il film ha suscitato polemiche, alcuni lo hanno considerato poco conforme a una visione patriottica della guerra, mentre Lungin ha difeso la sua intenzione di mostrare il “male” delle guerre e il destino dei soldati inviati nei conflitti per motivi politici.
Bratstvo è un’opera coraggiosa che affronta un capitolo poco raccontato del passato sovietico, la guerra in Afghanistan e le sue conseguenze sul piano umano, politico e sociale. Lungin evita il patriottismo facile, proponendo invece una riflessione sui legami tra militari che si sviluppano tra loro nella guerra.
Il film ha molti pregi: l’ambientazione è ben resa, il conflitto interiore dei personaggi è palpabile, e la regia conferisce una dimensione quasi “di testimonianza”. Allo stesso tempo, si può obiettare che in alcuni momenti la narrazione risulti convenzionale o che la densità tematica affanni lo spettatore meno avvezzo a questo tipo di cinema bellico. Tuttavia il valore del film sta proprio nella sua capacità di smantellare l’eroismo retorico, mostrando che la guerra è anche, o dovremmo dire soprattutto, una prova di sopravvivenza, fiducia reciproca e perdita.
Se si vuole comprendere l’approccio non edulcorato del cinema russo alla propria storia recente, Bratstvo è il film da vedere.









