Cinema Artificiale

Con la diffusione e il continuo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale sempre più complessi ed efficienti per la produzione di immagini, suoni e video, sembra quasi che le macchine siano diventate entità magiche, capaci di esaudire in un battito di ciglia i desideri del regista più esigente. Vuoi mettere un berretto al personaggio nella scena? Far piovere, anzi far splendere il sole? Dare al protagonista la faccia di un attore famoso o un’espressione triste? Far pronunciare precise battute, coprirgli gli occhi con occhiali scuri, cambiare l’inquadratura, vestirlo con abiti ottocenteschi? In pochi istanti, come per magia, la scena prende forma seguendo le nostre indicazioni.

Nonostante la tendenza a umanizzarle, le IA non sono individui. Sono programmi, modelli matematici e computazionali che, caricati su calcolatori dotati di schede grafiche e processori sempre più potenti e con costi proibitivi, sono in grado di eseguire una quantità straordinaria di calcoli, modificare i dati forniti o generarne di nuovi sulla base dei nostri prompt. Nel mondo del cinema e della computer grafica, vanno considerate come “strumenti evoluti”, non entità pensanti dotate di coscienza propria.

Ad ogni modo, l’uso dell’intelligenza artificiale nella produzione cinematografica suscita sgomento. La situazione appare paradossale: persino gli attori si sentono minacciati e temono per il futuro della loro professione. Le IA semplificano gli effetti visivi e stravolgono processi tecnici a cui gli operatori esperti erano abituati.

Tuttavia, lo stesso accadde con l’avvento della digitalizzazione e della computer grafica.

Oggi per ricreare certi effetti o scene sono disponibili strumenti che richiedono meno tempo, meno risorse e meno personale. Non bisogna dimenticare che il cinema stesso è figlio della tecnica e che i primi cinematografi non furono visti di buon occhio da chi faceva teatro o scriveva romanzi.

Un po’ di preoccupazione, quindi, è comprensibile, ma in fondo, è sempre stato così: le tecniche cinematografiche cambiano nel tempo.

Esistono infatti già diversi modelli di IA, alcuni open source e altri proprietari, in grado di generare personaggi, voci e scene con una coerenza che fino a ieri sembrava impensabile. Piattaforme online come Runway.ai, Fal.ai e Huggingface.co, forniscono strumenti di IA generativa con capacità incredibili. Ne sono un esempio Runway Gen‑4, Google Veo 3, OpenAI Sora, Luma Labs Dream Machine e Kling AI 2.0 che consentono di creare video di alta qualità con costi contenuti e tempi ridotti, operazioni che fino a poco tempo fa avrebbero richiesto un mix complesso di tecniche e professionisti specializzati.

Non si tratta però, solo di velocizzare i processi o ridurre i costi, ma di aprire nuove possibilità creative. La CGI1 aveva già raggiunto un fotorealismo tale da poter sostituire attori e scenografie, eppure il pubblico continua a cercare emozioni autentiche, volti riconoscibili, la magia dell’incontro tra reale e immaginario.

Il cinema ha sempre vissuto trasformazioni radicali: dal muto al sonoro, dal bianco e nero al colore, fino alla computer grafica, alle proiezioni 3D e alle sale 4D. Ogni volta si temeva la fine di un’epoca, e ogni volta il cinema ha trovato nuove forme di linguaggio e spettacolo. L’arrivo dell’intelligenza artificiale rappresenta un ulteriore passo in questa evoluzione.

Il cinema non si è mai fermato: si è esteso al web in serie interminabili, è diventato un flusso di capitoli e universi narrativi complessi, prodotti in tempi sempre più brevi. L’IA si innesta in questa evoluzione non come sostituto, ma come upgrade: un acceleratore che libera energie creative e apre a forme ibride ancora tutte da inventare.


Note:

  1. Con il termine CGI (Computer-Generated Imagery) si indicano le immagini generate al computer, usate per creare effetti visivi, scenari o personaggi digitali nel cinema e nei media. ↩︎