Fabio Piana: La Giacca come archivio del tempo


La giacca non è soltanto un indumento, ma un contenitore di tempo, un archivio emotivo cucito addosso ai giorni vissuti. Nella raccolta poetica di Fabio Piana, essa diventa metafora dello scorrere dell’esistenza, e le poesie che la compongono attraversano il territorio fragile della memoria e del distacco, restituendo al lettore immagini evocative e intime, capaci di aprire varchi emotivi e riconoscibili.

La giacca è un oggetto che accompagna, che protegge e allo stesso tempo che pesa: come il passato che ci portiamo addosso, anche quando crediamo di averlo lasciato alle spalle. Così la giacca diventa un simbolo del vivere stesso: indossarla significa accettare che il tempo non passa mai del tutto, che resta appeso alle spalle, sulle maniche, nei bottoni allentati.

In Fabio Piana la poesia non tenta di liberarsene, ma di ascoltare ciò che quell’indumento silenzioso continua a dire. E forse è proprio questo il gesto più autentico: non spogliarsi del passato, ma imparare a portarlo con una consapevolezza nuova.

Buongiorno Fabio, come stai?
Buongiorno, tutto bene, grazie.

Per cominciare, puoi presentarti ai nostri lettori?
Certo. Mi chiamo Fabio Piana, ho 38 anni e vivo a Sassari. Nella vita gestisco un negozio di articoli vintage.

Che cosa rappresentano per te la poesia e la letteratura? Quando hai cominciato a scrivere e cosa ti ha spinto a farlo?
La poesia e la letteratura sono per me due ancore di salvezza che mi aiutano ad affrontare il quotidiano e due chiavi che, a volte, per qualche istante, mi trasportano altrove. La scrittura ha anche un potere esorcizzante: cerco sempre di dare una forte carica evocativa a ciò che scrivo e, soprattutto, è fondamentale che io mi diverta mentre lo faccio. Ho iniziato a scrivere poesie a ventuno anni; da sette anni mi dedico anche ai racconti. Non so dire se ci sia stato un evento preciso che mi abbia spinto a scrivere: credo sia un dono che, prima o poi, doveva arrivare.

Parlaci della tua nuova opera, La Giacca, perché questo titolo? Quali sono le tematiche principali e quale messaggio desideri trasmettere?
Il titolo nasce quasi per scherzo, quando una persona mi disse di scrivere una poesia sulla giacca che usavo qualche anno fa. La scrissi la sera stessa. Un anno dopo, nel 2020, è nata l’idea di sviluppare questa raccolta. La giacca rappresenta lo scorrere del tempo, in quanto simbolo delle esperienze vissute. Le tematiche principali sono quelle del ricordo, della perdita e dell’assenza.

C’è un passaggio del libro che ritieni centrale o particolarmente rappresentativo del tuo mondo interiore?
Più che un singolo passaggio, c’è una poesia in particolare, Inferno, a cui sono molto legato. Rappresenta un luogo in cui ho vissuto, ma anche un periodo e un punto di svolta della mia vita.

Quali autrici o autori ti hanno influenzato maggiormente? La realizzazione di questo libro è stata ispirata da qualcuno in particolare?
Oltre all’aneddoto legato al titolo, ci sono sicuramente tre persone che hanno contribuito in modo concreto alla realizzazione del libro: dalla prefazione ai consigli, fino alla copertina. Tengo a precisare che le poesie presenti nel volume sono state scritte tra il 2020 e l’inizio del 2025. Le mie principali fonti di ispirazione sono Charles Baudelaire, Malcolm Lowry, Alejandra Pizarnik, D.H. Lawrence, Marcel Schwob e James Joyce.

Come descriveresti il tuo stile di scrittura?
Scrivo principalmente in versi. Da quando ho iniziato a dedicarmi anche ai racconti, la forma che mi viene più naturale è quella della prosa poetica. Nel narrare vado spesso a capo, per dare un ritmo poetico alla scrittura.

Secondo te, quale ruolo riveste oggi uno scrittore nella società contemporanea?
Parlando da lettore, per me è importante riconoscermi in ciò che un autore esprime, che si tratti di un romanzo, di un racconto o di una poesia. Non so definire con precisione un ruolo sociale dello scrittore; credo però che il compito principale di chi scrive sia quello di trasmettere emozioni, di qualunque natura esse siano.

Qual è il tuo “sogno nel cassetto”? Cosa aspiri a realizzare nel tuo percorso artistico e personale?
Aspiro a migliorare costantemente il mio modo di scrivere, anno dopo anno. Voglio imparare a curare ogni minimo particolare, sia nella poesia che nel racconto. E poi, forse un giorno, se mi andrà e ne sarò in grado, mi piacerebbe scrivere un romanzo.



L’inferno
Acqua non sorge
L’inferno sbuca dal cielo
Come fosse fratello esiliato
Qualcosa sotto sta male
Le voci scalpitano
Ma gli si sono rotte le scarpe
C’è poco da camminare
È iniziata la pioggia
In cucina non c’è più tavolo
I morti ritornano
.

Il cuore
Il cuore dilagherà
Strazierà le vesti
Investirà gli strazi
Avrà cura di non curarle
Perderà l’udito al suono delle grida
E non avrà cuore

Cosa succederà
Chissà cosa succederà
La pelle non sta dentro sé stessa
L’uomo ancora meno
Svuota il cielo a forza di suppliche
Riceve pioggia neve vento
Allora prova col fuoco
Ascolta un viso ramato dal tempo
Una tempesta di cenere gli svuota il cuore
Ha esaurito le sillabe
Ha visto troppo
Lacrime diesel iniziano a scorrere

La Giacca, Catartica Edizioni, Sassari, 2025.