Gahambar, le antiche feste zoroastriane



Nell’ambito delle festività in Iran, nonostante le influenze islamiche, ancora hanno molta diffusione antiche festività stagionali zoroastriane che risalgono ai tempi dell’Impero achemenide, quindi a più di 2500 anni fa.

I Gahambar (in persiano گاهنبار ) sono tra questi. Essi sono tra le più antiche celebrazioni religiose iraniche ancora osservate oggi, soprattutto tra gli zoroastriani in Iran e in India (dove sono noti come Parsi).

Il termine Gahambar deriva da gāh (tempo / stagione) e ambar (riunione / periodo), come a indicare la festa del raccolto.

A differenza della Torah ebraica, che considera la creazione del mondo in 6 giorni, gli Iraniani credevano che la creazione ebbe luogo in sei fasi durante l’anno, e per questo celebranno sei fasi di creazione chiamate appunto Gahambar.

Ciò che spicca è che i Gahambar sono momenti di unione sociale e gratitudine, dove la comunità rinnova i legami reciproci e con la natura, e dove ogni festa ha un tema legato ad una fase della creazione: cielo/aria, acqua, terra, piante, animali, umanità.

Sono veri e propri momenti di comunità e condivisione, dove durante ciascun Gahambar è d’uso invitare la comunità, offrire pasti comuni, essere ospitali.

Non sono semplicemente feste stagionali nel senso meteorologico, e per alcune comunità zoroastriane, a causa del calendario, i Gahambar non cadono più precisamente nel punto stagionale originario, ma conservano il significato simbolico.



Hanno inoltre importanza liturgica: durante quei giorni si recitano testi sacri, preghiere specifiche e viene richiamato il tema del mantenimento dell’ordine cosmico contro il caos.

Ogni Gahambar sottolinea l’idea centrale dello zoroastrismo: mantenere l’asha (ordine cosmico, verità e giustizia) contro il druj (caos, menzogna e distruzione).

Rispettare i cicli naturali e condividere con gli altri è un modo per rafforzare questo equilibrio universale. Secondo la teologia zoroastriana, i sei Gahambar rappresentano le sei fasi della creazione operate da Ahura Mazda (il Dio supremo):

• Maidyozarem, ossia la festa della mezza primavera, festeggiato dal 30 aprile al 4 maggio in Iran, rappresenta la creazione del cielo. In alcuni villaggi vicino la città iraniana di Yazd, la gente per l’occasione prepara pasti specialim pane e vassoi di frutta, spargendo una sorta di polvere bianca nelle porte delle loro case a significare che sono disponibili all’ospitalità.

• Maidyoshahem, ossia la festa della mezza estate, festeggiato dal 29 giugno al 3 luglio in Iran, rappresenta la creazione dell’acqua. È in occasione della mietitura del grano.

• Paitishahem, ossia la festa del raccolto, festeggiato dal 12 al 16 settembre in Iran, rappresenta la creazione della terra. Si tiene nei campi e nei giardini.

• Ayathrem, ossia la festa del gregge, festeggiato dal 12 al 16 ottobre in Iran, rappresenta la creazione delle piante. È il tempo di piantare i raccolti invernali, e in particolare si cucinano polli e galletti per i bambini.

• Maidyarem, ossia la festa della mezzo inverno, festeggiato dal 31 dicembre al 4 gennaio in Iran, rappresenta la creazione dei creatori e degli animali. È il momento del riposo assoluto.

• Hamaspathmaidyem, ossia la festa di tutte le anime, festeggiato dal 16 al 20 marzo in Iran, rappresenta la fine della creazione e l’uomo. È l’equinozio di primavera, ossia la fine dell’anno persiano. Durante questa celebrazione la gente onora i propri morti, e una parte di essa è appiccare dei falò sui tetti delle proprie case. Nello specifico i Gahambar durano cinque giorni ciascuno, durante i quali si tengono:reghiere comunitarie (Yasna e Afringān)

• Atti di carità e ospitalità

• Pasti comunitari (hamāzor), dove tutti contribuiscono con cibo o offerte

• Commemorazioni dei defunti e riflessioni sul ciclo naturale della vita.

Possiamo dire che i Gahambar rappresentano un momento sacro in cui la comunità si ferma, ringrazia, celebra e si riconnette sia alla natura che alla propria comunità.