
Ieri sera, in occasione della Giornata della Memeria, abbiamo proiettato a Decimomannu il film “Norimberga” di James Vanderbilt.
È stato un momento emozionante perché non ci siamo guardati solo un gran bel film. Ieri sera, come comunità, abbiamo rinnovato l’impegno preso con i nostri padri e con i nostri nonni, persone che hanno vissuto in prima persona l’orrore e la follia del nazifascismo.
Ho avuto la fortuna di crescere con un nonno reduce dai campi. Una persona che, come ogni altro reduce, dal 1945 e fino al suo ultimo giorno non ha mai smesso di testimoniare in piazze, scuole o convegni quel che è successo.



Andati via, uno dopo l’altro, tutti i reduci è ora compito di ogni singola comunità fermarsi e dedicare un pensiero quella tragedia umana almeno nelle occasioni canoniche come il 25 aprile, il 4 novembre e, appunto, il 27 gennaio.
Rinnovare ogni anno questi appuntamenti però non è solo un gesto nobile che facciamo nei confronti dei nostri anziani, è soprattutto qualcosa che facciamo per noi stessi.
Perché? Ce lo spiega bene il protagonista della pellicola, lo psichiatra Kelley, durante la sua intervista ad una radio americana nel finale del film:
GIORNALISTA
Lei hai avuto a che fare con i nazisti, potrà affermare che erano casi unici
KELLEY
Non sono casi unici, ci sono persone come i nazisti in ogni paese del mondo
GIORNALISTA
(ridacchiando) Non in America
KELLEY
Sì, in America. Le loro personalità non sono oscure, sono persone che vogliono il potere e mentre lei dice che non esistono io dico che sono certo che ci sono persone che camminerebbero sopra i corpi di metà del nostro Paese se potessero avere il controllo dell’altra
GIORNALISTA
Dottore, per favore…
KELLEY
Lei penserà che non potrà succedere di nuovo, ma succederà certamente se permetteremo ai politici di usare il razzismo e il nazionalismo come strumento per ottenere il loro personale potere
GIORNALISTA 2
Questo è ridicolo
KELLEY
Loro alimentano l’odio. È quello che hanno fatto Hitler e Goring, è da manuale. Se lei pensa che la prossima volta che succederà noi li riconosceremo perché indosseranno uniformi spaventose, lei è fuori strada. Loro sono noi, ok? I tedeschi siamo noi.
Quando la politica utilizza questi strumenti, e succede in continuazione ovunque, bisogna essere bravi a riconoscere il messaggio e a prenderne le distanze senza esitazioni. Perché se non lo facciamo quel che ci aspetta, purtroppo, lo sappiamo già.









