Il gatto è senza dubbio uno degli animali domestici che più ci affascinano: compagno misterioso, elegante e schivo, accompagna da sempre la vita dell’uomo. Secondo le stime più accreditate, a fronte di una popolazione mondiale di circa 8,23 miliardi di persone (secondo Statistics Times), nel mondo vivrebbero tra i 600 milioni e oltre 1 miliardo di gatti, comprendendo sia quelli domestici che i randagi e i selvatici.
Nell’antico Egitto, era venerato come divinità, incarnando la dea Bastet (o Bastit), inizialmente dea della guerra, divenuta poi simbolo di protezione e prosperità, capace di tenere lontane le forze del caos e di difendere le abitazioni, fino a spegnere le fiamme durante gli incendi. Nella tradizione giapponese, il gatto assume connotati soprannaturali sotto il nome di Nekomata: creatura dotata di poteri magici, capace di manipolare persino i morti. Nella mitologia greca, invece, si narra che il gatto sia stato creato da Artemide, dea della luna, in risposta al leone forgiato dal dio Apollo. Nella mitologia norrena, il felino è associato alla dea Freyja, divinità dell’amore, della bellezza e della fertilità sebbene, nel Medioevo europeo, il gatto nero fu spesso legato alle streghe e, di conseguenza, associato a presagi di sventura e forze oscure.

Ma al di là di miti, leggende e superstizioni, il gatto continua a sfuggire a ogni definizione definitiva, mantenendo un ruolo privilegiato nell’immaginario umano e nella poesia.
Il poeta maledetto francese Charles Baudelaire (1821‑1867), nella celebre poesia Le chat (Il gatto), paragona il felino alla donna e allo spirito femminile, descrivendolo come “dallo sguardo profondo, freddo e tagliente”, e celebrandone il fascino inebriante.
Anche il poeta cileno Pablo Neruda (1904‑1973), noto amante degli animali, dedica al gatto la celebre Ode al gatto. Per Neruda, il felino è un animale completo e orgoglioso, indipendente, che “quando cammina sa che cosa vuole”, e scrive: “L’uomo vuole essere pesce e uccello, il cane un leone spaesato, l’ingegnere un poeta, la mosca una rondine, ma il gatto vuole essere soltanto gatto.” Il gatto diventa per lui “un piccolo conquistatore senza patria” che posa delicatamente le zampette sul suolo, “fiutando e diffidando di ogni cosa terrestre”.
Il poeta statunitense Charles Bukowski (1920‑1994) celebra invece l’indipendenza e la potenza vitale del gatto, affermando: “Un gatto è semplicemente un gatto, ecco perché quando afferra un uccello non lo molla più”. Lo definisce “la bellezza del diavolo” e suggerisce di avere molti gatti, perché “più gatti hai e più a lungo vivrai”, aggiungendo con ironia: “Lo sapevate che i gatti dormono venti ore su ventiquattro? Non c’è da stupirsi che abbiano un aspetto migliore del mio.”
In Italia, uno dei primi poeti moderni a celebrare il gatto è Umberto Saba (1883‑1957). Nei suoi versi, il felino appare come compagno di solitudine, presenza rassicurante e discreta, la cui calma e i gesti lenti suggeriscono una contemplazione silenziosa del mondo. In La gatta, Saba, come Baudelaire, paragona il gatto a una figura femminile, in questo caso una ragazza:
“Ai miei occhi è perfetta / come te questa tua selvaggia gatta, / ma come te ragazza / e innamorata, che sempre cercavi, / che senza pace qua e là t’aggiravi, / che tutti dicevano: ‘È pazza!’.”
Per Luciano Erba (1922‑2010) il gatto è un intellettuale curioso, un ricercatore, un ermeneutico che “esplora tutte le scatole, perlustra tutti i cassetti e curiosa per decifrare”. Per Patrizia Cavalli (1947‑2022) è un tramite, e lo descrive come osservatore dei piccoli gesti quotidiani, mentre Gianni Rodari (1920‑1980) immagina che il felino abbia un “giornale” tutto suo, pieno di novità e con la “Piccola Pubblicità” sull’ultima pagina.
Secondo l’argentino Jorge Luis Borges (1899‑1986), i gatti sono “fantasmi” che conferiscono al tempo un archetipo eterno. Infine, T.S. Eliot (1888‑1965), nel suo Old Possum’s Book of Practical Cats, sottolinea che ogni gatto, per mettere in mostra i baffi e sentirsi orgoglioso, porta di solito un nome maestoso come Pietro, Augusto, Alonzo, Vittorio o Bill Bailey, oppure Platone, Elettra o Demetrio, e un altro nome, segreto, conosciuto solo a lui, che mai confiderà.

POESIE E VERSI SUL GATTO
Guillaume Apollinaire – Io mi auguro di avere in casa mia:
una donna provvista di prudenza,
un gatto a passeggio fra i libri,
e in tutte le stagioni amici
di cui non posso far senza.
Brice Grudina – Nelle fusa di un gatto:
c’è un amore leggero
che si posa sul cuore
come un battito d’ali.
Cesare Pavese – The cats will know:
Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
FRASI E AFORISMI SUI GATTI
- “Un cane è prosa. Un gatto è poema.” – Jean Barden
- “I cani mangiano. I gatti pranzano.” – Ann Taylor
- “Il gatto può guardare negli occhi di un re.” – Proverbio inglese
- “Credo che i gatti siano spiriti venuti sulla terra. Un gatto, ne sono convinto, può camminare su una nuvola.” – Jules Verne
- “Quale dono più grande dell’amore di un gatto?” – Charles Dickens
- “Vorrei che i miei scritti fossero misteriosi come i gatti.” – Edgar Allan Poe
- “I gatti scelgono le persone; gli umani non li scelgono mai.” – Kārlis Skalbe
- “I gatti sono come la musica: è inutile spiegare perché ti piacciono.” – Jean Cocteau
- “Non possiedo un gatto. È il gatto che possiede me.” – Terry Pratchett
- “Il gatto è mistero, è silenzio, è poesia che cammina sulle zampe.” – Hermann Hesse

“Romeo’s selfie” PH Mara Boi.

