
Non è facile trasporre gli orrori della guerra in ambito cinematografico, specialmente se a farne testimone è un media così sottovalutato quanto potente come è l’animazione.
La produzione occidentale ha compiuto il suo rito di passaggio in merito alla guerra in diversi modi: a volte prendendo il punto di vista di civili, specialmente donne, quali l’eccelso Persepolis o il discreto I racconti di Parvana – The breadwinner. Altre volte inserendo la guerra come sfondo corale del contesto o per rafforzare il messaggio dell’opera come Pinocchio di Guillermo del Toro. In casi più interessanti si esplorano i ricordi, nonché rimorsi, degli stessi soldati che hanno compiuto certe atrocità durante il loro servizio quali Valzer con Bashir.
Ma una chiave più intimista proviene dalla produzione nipponica, che sente ancora vivo quel passato burrascoso e traumatizzante della Seconda Guerra Mondiale. E non è un caso che siano le rinomate produzioni dello Studio Ghibli a imporre un forte richiamo antibellico. TuttaviavLa tomba delle lucciole, nonché il primo lavoro di Isao Takahata all’interno dello studio, resta ancora il punto di riferimento dell’animazione, non solo giapponese, nel mettere luce a un momento così buio della storia.
Lucky Red lo ha compreso bene, dato che ha riproposto il ritorno in sala del film a fine settembre di quest’anno, accolto con una ricca presenza di spettatori. Segno che La tomba delle lucciole ancora colpisce i cuori degli spettatori.
Un’opera che non ha paura di cominciare rendendo subito chiara la sorte del protagonista, che non teme di mostrare la landa desolata e distrutta della cittadina dai bombardamenti americani, o di spiazzare direttamente con un primo piano la morente madre di Seita. Lo spettatore è già preparato al peggio, non c’è traccia di un probabile risvolto più ottimista, e La tomba delle lucciole non smette di essere struggente per tutta la sua durata. Takahata sa bene come ritrarre l’infanzia spezzata di Seita e Setsuko, giustapponendo la loro innocenza alla tragicità che li circonda nel loro disperato tentativo di sopravvivere: l’abbandono della casa, la perdita della madre, fino alla loro lenta e sofferta dipartita, nonostante gli sforzi del fratello maggiore di non far mancare nulla alla sorellina.
È crudo, potente, per certi versi anche scomodo, ma allo stesso tempo profondamente umano ancora oggi dopo 37 anni dalla sua prima uscita. Anche se la produzione giapponese, animata e non solo, non ha mai abbandonato il contesto bellico – dagli innumerevoli Godzilla a lavori poetici come In questo angolo di mondo – La tomba delle lucciole rimane l’opera più sentita e conosciuta.
Per l’occasione, Lucky Red ha riproposto il film con un nuovo e fresco doppiaggio, ricco di una naturalezza che all’adattamento di Gualtiero Cannarsi del 2015 mancava. Potrebbe essere un primo passo della de-cannarsificazione degli adattamenti italiani dello Studio Ghibli? I numeri del box office fanno ben sperare, e magari in futuro verrà riproposto un altro capolavoro Ghibli riadattato.
Il ridoppiaggio di La tomba delle lucciole è ora disponibile su Netflix.








