
Ambientato a Mosul (Iraq) tra il 2016 e il 2017, il film ruota attorno a una sanguinosa controffensiva per liberare la città dal controllo dell’ISIS.
La trama segue in particolare le vicende di Kawa, giovane poliziotto ventenne, che durante il suo primo incarico arresta alcuni trafficanti di droga affiliati all’ISIS ma viene attaccato e salvato in extremis da una squadra speciale di polizia nota come SWAT di Niniveh, comandata dal Maggiore Jasem.
Questa unità è atipica: sono ex poliziotti e combattenti locali, tutti di Mosul, che hanno avuto familiari caduti per mano dell’ISIS.
Kawa si unisce a loro anche perché aveva appena perso suo zio che era con lui nell’operazione. Il giovane si muove tra le rovine della città in un’estenuante e violenta guerriglia urbana.
La battaglia finale è cruda e nel caos del combattimento Kawa affronta un viaggio nella sua personale comprensione del conflitto e di tutte le sue implicazioni morali e sociali.
Il film, concentrato di azione e tensione, è molto realistico e si svolge in unico, drammatico giorno.
Mosul è un film significativo e in parte atipico per una produzione hollywoodiana per diversi motivi. Il conflitto è narrato esclusivamente dal punto di vista degli iracheni (la SWAT di Niniveh) e non dei soldati occidentali. Non c’è un eroe americano a salvare la situazione.
I protagonisti sono combattenti locali che lottano per riprendersi la propria terra e il cast è composto quasi interamente da attori arabi o di origine araba.
Il film è girato solamente in lingua araba (dialetto iracheno), conferendogli un elevato livello di autenticità e immersione.
La regia evita la spettacolarizzazione tipica di alcuni action movie americani, scegliendo un tono crudo e realistico. Gli stessi protagonisti non hanno ideali nobili ma sono mossi da un profondo e viscerale motivo personale, risultando meno “puri” e visti più come persone comuni in circostanze estreme.
Il film riesce a mantenere autenticità nell’ambientazione, nei dialoghi e nelle consumate facce locali. Colpisce anche l’approccio sobrio nei confronti dei protagonisti e del loro conflitto.
Nonostante la produzione sia americana l’opera appare un tributo sincero alla resistenza locale e, se proprio gli si vuol trovare un difetto, possiamo dire che forse un è un po’ troppo concentrato sull’azione a discapito del contesto civile.
Fortemente consigliato a chi cerca un film di guerra realistico e non convenzionale, lontano dai cliché di Hollywood.








