
Quando si guardano città sviluppate e futuristiche come Tokyo, Dubai e Singapore si pensa se ci possa essere qualcosa che possa andare oltre.
La risposta è Neom, un progetto faraonico di città/regione pioneristica, interamente nuova, che sorgerà nella provincia di Tabuk, nel nord-ovest dell’Arabia Saudita, al confine con la Giordania e l’Egitto, coprendo un’area di circa 26.500 km².
Il nome è un neologismo composto da Neo (nuovo) e M (che rappresenta la prima lettera di Mostaqbal, ossia futuro in arabo, e di Mohammed Bin Salman, il Principe Ereditario).
Il suo obiettivo è essere una sorta di laboratorio vivente per il futuro, un ecosistema basato su intelligenza artificiale, energie rinnovabili al 100%, e un modello di vita che privilegi il benessere umano e la sostenibilità, con la promessa di zero emissioni di carbonio e assenza di auto e inquinamento.
Questo progetto è nato nell’ambito della Saudi Vision 2030, un ambizioso piano strategico lanciato nel 2016 dal Principe Bin Salman. Di questo piano Neom è il pilastro fondamentale e il progetto di punta.
Anche se il finanziamento iniziale proviene dal Public Investment Fund (PIF), il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, che si impegna a versare 500 miliardi di dollari nel progetto, il coinvolgimento internazionale è massivo, attraendo e coinvolgendo una miriade di aziende, architetti, ingegneri e consulenti internazionali come anche l’italiana Webuild (ex Salini Impregilo) che ha ottenuto maxi-commesse, in particolare per il progetto Trojena e per la realizzazione di linee ferroviarie ad alta velocità.
Neom si articola in tre regioni principali, ognuna con un focus specifico:
• The Line, una città lineare e verticale lunga 170 km, larga solo 200 metri e alta 500 metri, racchiusa da facciate a specchio. Progettata per ospitare 9 milioni di residenti entro il 2030. Nessuna auto, zero emissioni, tutti i servizi raggiungibili in 5 minuti a piedi. Costruita su tre livelli, uno in superificie, e due sotterranei, tra di questi il trasporto ad alta velocità. The Line è di gran lunga la parte più ambiziosa e controversa. A fronte di una stima di completamento in 50 anni (e non entro il 2030 come annunciato), il progetto ha subito un significativo ridimensionamento: si prevede che entro il 2030 saranno completati solo circa 2,4 km e ospiterà circa 300.000 residenti (invece di 9 milioni). I lavori di scavo e costruzione sono in corso e visibili, ma l’enorme consumo di risorse (si stima che consumerà il 20% della produzione mondiale di acciaio) e le sfide logistiche e ingegneristiche rimangono enormi. Inoltre costruire un edificio lineare di centinaia di chilometri, con infrastrutture iperconnesse, trasporto sotterraneo ad altissima capacità, e gestione climatica interna su scala così vasta è estremamente complesso — se non impossibile e richiede tecnologie da ingegneria geotecnica, grandi sistemi MEP (meccanica, elettrica, idraulica), e un approvvigionamento energetico rinnovabile su scala massiva e soluzione dei problemi di manutenzione, ventilazione e sicurezza. Addirittura è stato annunciato che il trasporto pubblico ad alta velocità renderà la città percorribile in meno di 20 minuti per i residenti. Ma se si analizza asetticamente il tutto affinché tutti gli abitanti possano raggiungere comodamente una fermata, dovrebbero esserci almeno 86 stazioni; il numero elevato di treni circolanti rallenterebbe la velocità massima raggiungibile tra una fermata e l’altra, per cui almeno il 47% della popolazione tarderebbe un minimo di 60 minuti per spostarsi, a causa del tracciato lineare della città. E questo nella più ottimistica delle ipotesi.

• Oxagon, una città industriale a forma ottagonale (da cui il nome), parzialmente galleggiante sul Mar Rosso. Andrà a costituire un hub logistico e portuale di livello mondiale vicino al Canale di Suez. Anche qui verrà alimentata interamente da energia pulita e si concentrerà sull’idrogeno verde. Rispetto a The Line è considerata una delle parti più realizzabili. I lavori di costruzione procedono con l’obiettivo di rendere operative le soluzioni logistiche entro il 2025 e completare lo sviluppo onshore entro il 2030. Le sfide ambientali (impatto sulle barriere coralline e sugli habitat marini) e quelle di costo sono però significative.

• Trojena, zona turistica di montagna per sport invernali e avventura nel deserto. Sfrutterà le temperature più fresche della regione (fino a sotto lo zero d’inverno) per offrire una stazione sciistica all’aperto, un lago artificiale e resort di lusso. Ospiterà i Giochi Asiatici Invernali del 2029. Il progetto è supportato da temperature che lo rendono possibile, sebbene l’innevamento richieda grandi quantità di energia e acqua (anche se si è pensato a sistemi di risparmio idrico e riutilizzo). Anche qui la sua realizzazione è considerata più probabile rispetto a The Line e aziende italiane come Webuild sono attive. Tuttavia, di recente c’è stata l’esigenza di riaprire la gara d’appalto principale per lo Ski Village (stimato fino a 4 miliardi di dollari), e sono emerse voci su un possibile spostamento della sede dei Giochi Invernali Asiatici, sollevando incertezze.

Oltre a queste tre regioni sono in sviluppo altre aree più piccole tra cui:
• Sindalah, isola di lusso nel Mar Rosso (a forma di cavalluccio marino), che aspira a diventare una meta turistica esclusiva per yacht e resort. Dovrebbe essere il primo progetto di Neom a dover essere completato.
• Aquellum, una zona residenziale situata nel bel mezzo di una catena montuosa di 450 metri.
• Magna, un’altra regione di Neom che include diversi centri turistici di lusso, focalizzata sul turismo sostenibile.

Nell’ambito della promozione che circonda Neom recentemente è stato acquistato il modesto club Al-Suqoor di Tabuk subito rinominato in Neom Sports Club. Il club è stato oggetto di un massiccio investimento che lo ha portato rapidamente alla promozione nella Saudi Pro League (la massima serie saudita). La sua esistenza e i suoi successi servono a pubblicizzare e a costruire un’identità globale per la città di Neom, che ancora non esiste nella sua forma definitiva. Tralaltro, si prevede che il futuro stadio del Neom SC, che verrà costruito a The Line, ospiterà le partite del prossimo Campionato Mondiale di Calcio 2034.

Il progetto Neom è avvolto da diverse polemiche, la maggiore quella relativa alla violazione di diritti umani, molto connessa a ciò che è avvenuto in passato in Qatar e a Dubai. La costruzione ha richiesto lo sgombero forzato di diverse tribù locali (in particolare la tribù Huwaitat) che risiedevano nell’area da generazioni. Sono state segnalate e documentate esecuzioni e lunghe pene detentive per coloro che si sono opposti agli sgomberi.
Neom rientra tra le iniziative sportive, culturali e commerciali sponsorizzate dal regno che sono viste come tentativi di migliorare l’immagine internazionale nonostante critiche sui diritti.
Anche le promesse di città sostenibile sono discutibili. La costruzione ha un impatto ambientale mastodontico e sollevano enormi dubbi sulla reale vocazione ecologica del progetto.
I recenti ridimensionamenti, soprattutto per The Line, indicano che le sfide ingegneristiche e finanziarie sono reali e massicce e anche fuori portata. La realizzazione di Neom è un’impresa che, se completata anche solo parzialmente, ridefinirà l’urbanistica moderna, ma i suoi costi etici, sociali e ambientali sono un’ombra costante sul suo manifesto di sostenibilità e umanità.
Per giunta ci sarà per vedere il successo di Neom non sarà importante la sua costruzione fisica, ma sua capacità di attrarre e trattenere la popolazione e le imprese necessarie a renderla una città viva e funzionante.


