Print the Legend - 2014 Film Psoter

Print the Legend, diretto da Luis López e J. Clay Tweel, è un documentario avvincente che racconta l’ascesa della stampa 3D negli anni cruciali prima che la tecnologia esplodesse sul mercato globale.

López, originario di Tijuana, e Tweel, di Charlottesville, portano la loro esperienza nel documentario indipendente, già testata in opere come The King of Kong, per costruire un racconto avvincente e visivamente curato.

Il film non utilizza attori: i protagonisti sono fondatori e pionieri reali, come Bre Pettis di MakerBot, Maxim Lobovsky di Formlabs, e figure controverse come Cody Wilson, noto per la pistola stampabile in 3D. Questa scelta conferisce al documentario autenticità e immediatezza, rendendolo una testimonianza storica diretta del periodo.

Il film è ambientato in un momento storico cruciale: gli anni immediatamente precedenti la cosiddetta “bolla” delle grandi aziende della stampa 3D, come 3D Systems e Stratasys.

Mostra startup agili e idealiste che cercano di trasformare la stampa 3D da hobby di nicchia a tecnologia diffusa. MakerBot, ad esempio, incarna lo spirito “maker”: passione, design e narrazione personale, con una carica visionaria che ricorda figure come Steve Jobs.

La tensione tra idealismo e logiche industriali, tra entusiasmo creativo e necessità di scalabilità, è uno dei fili conduttori del documentario.

Print the Legend affronta anche le implicazioni etiche della tecnologia: le interviste a Cody Wilson introducono un lato inquietante della democratizzazione della produzione, mostrando come la stampa 3D possa generare strumenti potenzialmente pericolosi.

La regia è sapiente: il ritmo alterna momenti di euforia imprenditoriale, conflitti interni e riflessioni morali, osservando le dinamiche delle startup tra prototipi, riunioni frenetiche e crisi, creando una narrazione quasi da thriller aziendale.

Negli anni successivi al 2014, molte delle speranze e delle visioni mostrate nel film non si sono concretizzate per i protagonisti americani, ma per altri attori del mercato.

MakerBot è stata acquisita da Stratasys e si è concentrata sull’educazione, mentre Formlabs ha continuato a crescere nel settore professionale e prosumer. 3D Systems, pur innovando, ha registrato ricavi altalenanti e una crescita più lenta del previsto.

Un limite del film è il punto di vista fortemente americano, che enfatizza le startup statunitensi come epicentro dell’innovazione, trascurando la vivacità europea.

Al momento del documentario infatti c’erano già nel vecchio continente aziende e movimenti significativi conosciuti mondialmente. Ne sono un esempio: RepRap, Prusa Research e Ultimaker, ma anche startup minori come Mcor Technologies (stampa in carta), WASP (costruzioni in materiali naturali), ZYYX Labs (stampanti desktop sicure), 3D Hubs (network di stampa) e Wittystore (stampa in sapone / marketplace di modelli 3d).

Questi progetti mostrano un ecosistema europeo diversificato, che spaziava dall’open-source alla sperimentazione di materiali alternativi, dalla costruzione di abitazioni alla stampa “artistica” o ecologica. Print the Legend ignora quasi del tutto queste realtà, offrendo una narrazione parziale.



La rivoluzione della stampa 3D a livello consumer si è sviluppata molto lentamente anni dopo soprattutto di recente grazie a marchi cinesi come Creality, Anycubic, Elegoo e Bambu Lab, che hanno copiato e migliorato i modelli opensource europei e americani conquistando il mercato entry-level grazie a macchine economiche e performanti. Questi brand hanno reso la stampa 3D accessibile a milioni di consumatori, realizzando ciò che MakerBot e Formlabs avrebbero voluto fare.

Print the Legend rimane un documentario fondamentale per comprendere le radici, le aspirazioni e i dilemmi morali della stampa 3D. La scelta di seguire protagonisti reali conferisce autenticità, mentre la regia costruisce un ritmo coinvolgente e riflessivo.

Il film è una testimonianza preziosa, ma parziale: racconta bene il sogno americano della stampa 3D di quegli anni, ma solo una parte della rivoluzione globale che la tecnologia ha effettivamente generato.