Il Ramadan è come la pioggia, nutre i semi delle buone azioni.

Il Ramadan non è solo un mese di digiuno, è un viaggio introspettivo che usa il corpo come bussola per ritrovare lo spirito.

Mentre il mondo corre frenetico, quasi due miliardi di persone decidono di premere il tasto pausa, andando a rappresentare per essi il momento più intenso e spiritualmente significativo dell’anno.


Il Ramadan è il nono mese del calendario islamico, un calendario lunare che fa sì che questo periodo cada in un diverso periodo dell’anno. Durante questo mese, i musulmani praticano il digiuno quotidiano dall’alba al tramonto: niente cibo, niente bevande, niente fumo e astensione dai rapporti sessuali nelle ore diurne.

Ma ridurre il Ramadan al semplice non mangiare sarebbe come dire che una maratona è solo una camminata lunga. È molto di più, è autocontrollo, preghiera, carità, riflessione e rafforzamento della comunità.

Il digiuno, Sawm, è uno dei Cinque Pilastri dell’Islam, i fondamenti della pratica religiosa musulmana.

La storia del Ramadan affonda le sue radici nel VII secolo d.C. Fu durante questo mese, precisamente in una delle sue ultime dieci notti dispari conosciuta come Laylat al-Qadr, la Notte del Destino, che il Corano, il libro sacro dell’Islam, iniziò a essere rivelato al profeta Maometto. Secondo la tradizione islamica, l’arcangelo Gabriele, Jibril, apparve al profeta mentre era in meditazione nella grotta di Hira, vicino alla Mecca, e gli ordinò di leggere, dando inizio alla rivelazione divina che sarebbe durata circa 23 anni.


Celebrare il Ramadan significa quindi onorare il momento in cui l’umanità ha ricevuto la sua guida spirituale.

Come si pratica il Ramadan?

Una giornata tipo durante il Ramadan segue un ritmo preciso:
Suhur, il pasto prima dell’alba, spesso leggero ma nutriente.
Sawm, dall’alba al tramonto, senza assumere nulla per bocca.
Iftar, il pasto serale che rompe il digiuno, che comincia tradizionalmente con datteri e acqua, seguito da una cena più completa. L’iftar ha un’atmosfera festosa e comunitaria.

Non tutti sono obbligati a digiunare: bambini piccoli, malati, donne in gravidanza o allattamento, anziani fragili e viaggiatori possono essere esentati o recuperare i giorni persi in seguito.

Un altro elemento fondamentale è la Zakat, altro pilastro dell’Islam, un’offerta caritatevole obbligatoria prima della fine del mese, per permettere anche ai più poveri di celebrare la festa conclusiva.

L’esperienza del Ramadan cambia moltissimo da paese a paese.


In Indonesia, il paese con la più grande popolazione musulmana al mondo, si pratica il padusan, un rituale di purificazione in cui ci si immerge nelle sorgenti d’acqua prima dell’inizio del mese. In Marocco il suono delle sirene o dei tamburi tradizionali annuncia l’ora dell’iftar. In Egitto le strade si riempiono delle fanous, coloratissime lanterne che illuminano le notti del Cairo. In Turchia Il tradizionale davulcu, suonatore di tamburo, gira per i quartieri nelle ore del suhur, suonando il tamburo e recitando poesie per svegliare i fedeli per il pasto pre-digiuno, in cambio di una mancia. Nei paesi occidentali, il Ramadan si vive spesso tra scuola e lavoro, integrandosi in una società non musulmana. Il Ramadan in Scandinavia è impegnativo soprattutto in estate a causa delle lunghe ore di luce, con digiuni che possono superare le 15-20 ore, e qui i musulmani praticanti si adattano seguendo gli orari della città più vicina con un ciclo giorno-notte normale, oppure quelli della Mecca, o ancora seguendo un orario medio di 12-16 ore, stabilito da alcune comunità locali.

Per molti non musulmani il Ramadan ha generato nel corso degli anni falsi miti:

  • È solo una dieta. Il digiuno non ha scopo dimagrante, anche se può avere effetti fisici. È un atto spirituale, non un regime alimentare.
  • Tutti i musulmani devono digiunare senza eccezioni. Come visto, esistono esenzioni precise e regolamentate.
  • Il Ramadan rende le persone meno produttive. Molti musulmani lavorano, studiano e fanno sport normalmente. Per alcuni, il mese aumenta persino concentrazione e disciplina.
  • È un periodo triste e pesante. Al contrario, nonostante la fatica fisica, è spesso descritto come uno dei momenti più gioiosi e comunitari dell’anno.

Il Ramadan si conclude con l’Eid al-Fitr, una festa fatta di preghiere, abiti nuovi e dolci tipici, dove la gioia non deriva dal poter finalmente mangiare, ma dalla consapevolezza di aver vinto la sfida con se stessi.

In fondo, cos’è davvero il Ramadan?

È un mese che ribalta le abitudini per rimettere al centro ciò che conta. È imparare che si può avere fame senza essere disperati. È scoprire che la gratitudine nasce proprio quando manca qualcosa.

E quando, al tramonto, si spezza il digiuno con un dattero, non è solo il corpo a nutrirsi, è anche lo spirito.