La festa di Sadeh, in persiano سده, è una delle celebrazioni più antiche e affascinanti del mondo iranico, un rito del fuoco che unisce mito, astronomia, identità culturale e resistenza della memoria storica. Raccontarla oggi significa parlare di un’Iran profondo, che sopravvive al di là delle epoche e delle ideologie.

Sadeh è una festa pre-zoroastriana, poi pienamente integrata nello zoroastrismo, e risale ad almeno 3.000–4.000 anni fa. Le origini di Sadeh si perdono nella mitologia persiana.

Una leggenda la collega al re leggendario Hushang, il quale scoprì il fuoco per caso lanciando una pietra contro un serpente. La pietra colpì un’altra roccia, generando una scintilla che accese l’erba secca. Il re, vedendo in questo evento un dono divino, istituì una festa in onore del fuoco.

Sadeh deriva dal termine persiano sad, che significa cento. Secondo la tradizione più accreditata, la festa cade precisamente 50 giorni e 50 notti prima di Nowruz, il capodanno persiano, oppure 100 giorni dopo l’inizio dell’inverno.
Non a caso, Sadeh si celebra intorno al 30 gennaio / 1 febbraio, nel cuore del freddo, quando però la luce comincia lentamente a riconquistare terreno.

Sadeh celebra essenzialmente la vittoria simbolica della luce sulle tenebre, del calore sul freddo. Il fuoco, elemento sacro nello zoroastrionesimo, rappresenta purezza, saggezza e la presenza divina di Ahura Mazda. Accendere grandi falò durante la notte più lunga dell’inverno è un rituale propiziatorio, si invoca il ritorno del sole e si spera in una primavera feconda.

I preparativi iniziano giorni prima, con la raccolta di legna da parte dei giovani. I partecipanti, vestiti con abiti tradizionali, girano intorno al falò, cantano canti antichi e offrono frutta secca, noci e dolci tradizionali.



Una caratteristica peculiare è la processione con le torce, i partecipanti portano tizzoni accesi dal falò principale verso le case, per diffondere la benedizione del fuoco in ogni famiglia. Le ceneri del falò vengono poi raccolte come talismano contro la sfortuna.

Oggi Sadeh non è una festa nazionale ufficiale, ma continua a essere celebrata dalle comunità zoroastriane di Yazd, Kerman e dintorni e da iraniani laici o culturalmente legati alle tradizioni preislamiche.

Inoltre questa festa non è confinata ai confini dell’Iran moderno, ma celebrata nelle comunità della diaspora zoroastriana, specialmente in India, dove i Parsi mantengono viva la tradizione, negli Stati Uniti, in Canada e in Europa. In Tajikistan e Afghanistan, dove persistono comunità di lingua persiana, si osservano varianti locali della festa.

Nei contesti diasporici, Sadeh assume un valore ancora più potente: diventa una festa di memoria, identità e resistenza culturale.

Sadeh rappresenta un legame tangibile con un passato antico, mantenendo vivi valori universali, la speranza nel futuro, il rispetto per la natura e la celebrazione della luce interiore che ci guida attraverso le tenebre.
Per chi ha la fortuna di assistervi, Sadeh offre un’esperienza quasi magica, il calore dei falò contro il freddo invernale, l’odore della legna che brucia, i canti antichi che riecheggiano nella notte. Non è solo una festa, ma un viaggio nel tempo nell’anima della Persia antica.