Santa Greca: il cuore di Decimo e l’orizzonte del centenario


Se viene chiesto a un sardo di identificare con qualcosa il paese di Decimomannu la risposta sarà al 100% “Santa Greca”. Ebbene si, la compatrona decimese (dal 2001 insieme a Sant’Antonio Abate) è la martire donna più venerata del Campidano e una delle poche in Sardegna a vantare il titolo di “grande martire”.

La differenza tra un “grande martire” e un altro qualsiasi non dipende necessariamente dalla sofferenza subita, ma da un mix di storia, miracoli e tradizioni popolari. Dietro a un “grande” si cela una storia forte, un’identità locale profondamente radicata e la presenza di luoghi di culto a lui intitolati situati in posizioni geograficamente strategiche. Ma non solo: serve che la Chiesa cattolica di Roma lo riconosca.

Il percorso di riconoscimento di Santa Greca da parte della Chiesa è stato lungo e articolato, basato più sulla tradizione secolare e sul ritrovamento delle reliquie che su un singolo atto di canonizzazione “moderno” (come avviene oggi). Lo studio dei documenti d’archivio ha poi confermato ulteriormente quello che i fedeli si sono tramandati per generazioni.

La venerazione per Santa Greca infatti è molto antica e oggi sappiamo con certezza che a cavallo dell’anno Mille già esisteva a Decimomannu un monastero dedicato a lei.

Per quanto riguarda il suo riconoscimento ufficiale invece si possono individuare tre momenti chiave:

  1. Il riconoscimento attraverso le reliquie nel 1633: in quell’anno, durante degli scavi nella chiesa di Decimomannu, fu ritrovata una lastra tombale con l’iscrizione: «B. M. GRECA / VIXIT ANNIS XX / ET DEPOSITA IN PACE / SUB DIE XII KAL. FEB.».
    Il ritrovamento fu interpretato come la prova storica del martirio di Greca (avvenuto secondo la tradizione nel 304 d.C.). In quell’epoca il ritrovamento di un corpo con segni di martirio (o iscrizioni come “B.M.” interpretata come “Beata martire”) equivaleva a un riconoscimento formale della santità da parte delle autorità ecclesiastiche locali e, per riflesso, della Chiesa di Roma.
  2. Il reinserimento nel Calendario nel 1883: dopo che il nome di Santa Greca era stato temporaneamente rimosso dai calendari diocesani, la Sacra Congregazione dei Riti a Roma intervenne per reinserire ufficialmente la sua festa tra quelle dei santi il cui culto è riconosciuto a livello locale.
  3. L’incoronazione pontificia nel 1928: è stato un momento di profonda valenza simbolica e religiosa. Più che un semplice rito, questo atto ha rappresentato la sintesi di storia, fede popolare e identità comunitaria. L’atto di porre una corona sulla sua effigie simboleggia la vittoria sulla morte e il premio eterno della gloria celeste. In termini teologici, rappresenta la corona della giustizia promessa a chi resta fedele a Dio fino al sacrificio estremo. L’incoronazione, delle quale i decimesi si apprestano a festeggiare il centenario, ha trasformato una devozione locale in un culto riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa Universale, sancendo la forza della fede dei pellegrini che ogni anno accorrono a migliaia.

Oggi, mentre il calendario corre veloce, Decimomannu non guarda solo al passato, ma tiene il fiato sospeso verso il futuro. Quel gesto del 1928, che pose l’oro sul capo della giovane martire, si appresta a compiere il suo primo secolo di storia. Per ogni decimese, e per i migliaia di fedeli che ogni anno calpestano il sagrato della sua chiesa, non è solo una ricorrenza, ma il momento in cui la storia di una ragazza di vent’anni, rimasta fedele al suo credo sotto il peso delle catene, tornerà a brillare come un faro per l’intera isola.