La presenza cristiana in Sardegna è attestata almeno dal II secolo. La notizia più antica riguarda una lista di condannati alle miniere nel sud-ovest dell’isola, preparata da Vittore vescovo di Roma su richiesta di Marcia, favorita dell’imperatore Commodo (180-192).

ll primo vescovo di Cagliari, storicamente esistito, è Quintasio (314). Con il suo successore Lucifero (354-370), la diocesi cagliaritana è ben strutturata sia a livello territoriale, sia a livello gerarchico: dai vescovi ai chierici minori1.

Dunque, in primis, possiamo affermare che i cristiani erano presenti e attivi in Sardegna durante il periodo delle grandi persecuzioni.

Nonostante questo pochissimi nomi compaiono in documenti vicini all’epoca dei fatti (IV-V secolo), come il Martirologio Geronimiano o gli scritti dei vescovi africani in esilio. Tra loro:

Saturnino (Cagliari), è citato da Fulgenzio di Ruspe e da papa Gregorio Magno nel VI secolo, ha una basilica paleocristiana sorta sulla sua tomba.

Gavino (Porto Torres), è citato nel Geronimiano ed esiste una continuità di culto ormai millenaria su una necropoli.

Lussorio (Fordongianus), ha la prova principale, ovvero l’iscrizione marmorea del IV-V secolo che lo definisce espressamente martyr.

Antioco (Sulcis), gode di una citazione precoce e di una catacomba con iscrizioni che ne confermano la venerazione antichissima.

Per gli altri martiri, inclusi alcuni molto noti come ad esempio lo stesso Efisio, non ci sono prove storiche esplicite risalenti a quegli anni. Tuttavia in diversi casi, come quello di Greca, abbiamo importanti elementi in più.

Durante il periodo bizantino infatti c’erano a Decimo una chiesa e un monastero dedicato a Santa Greca, quindi poco dopo i Vandali e prima dei Giudicati.

Diversi elementi lo confermano, in particolare le cronache giudicali e una lapide romana riutilizzata nell’VIII secolo da una badessa che si chiamava anch’essa Greca, probabilmente in onore della martire. Nei secoli successivi infatti, e fino ai giorni nostri, molte bambine decimesi hanno preso il nome Greca, sia come primo che come secondo nome, peculiarità questa principalmente locale.



Secondo Roberto Coroneo si potrebbe ipotizzare che il santuario di Greca, qualora di origine altomedievale, potesse rappresentare un’importante meta devozionale e che pertanto fosse stato oggetto d’interesse da parte dei monaci vittorini nell’XI secolo.

In occasione della festa i fedeli si recano nell’ipogeo situato sotto l’abside, che attende ancora un’indagine archeologica che ne chiarisca la cronologia, tradizionalmente considerato il luogo del martirio di Greca.

Fra gli edifici superstiti, quello che maggiormente può dare un’idea di come poteva presentarsi la chiesa di Santa Greca nell’XI-XII secolo è il santuario di Sant’Efisio di Nora.

Quindi, ricapitolando, abbiamo:

  1. un sarcofago di età romana dedicato alla memoria di una giovane Greca (IV sec.)
  2. una chiesa dedicata a S. Greca (VI-VII sec?)
  3. un monastero dedicato a S. Greca (VI-VII sec?)
  4. la continuità millenaria del culto

I culti nascevano a caso? No, normalmente nascevano per un motivo e in un ben determinato luogo.

Dopo secoli la chiesa di S. Greca, ormai molto vecchia, è stata ricostruita nell’XI secolo dai monaci vittorini, che vollero imprimere anche visivamente la nuova dipendenza da Roma.

La crisi

Tra la fine del medioevo e la prima età moderna alcuni culti e tradizioni vennero seguite meno e gli edifici non sempre manutenzionati. Perché?

La grande crisi che colpì l’isola dal ‘300 in poi, complici la peste, le carestie e la disastrosa gestione feudale aragonese, portò l’isola ad una povertà estrema che migliorò gradualmente solo tra ‘600 e ‘700.

Si moriva di fame per strada, senza soldi per mangiare è difficile trovare fondi per manutenzionare la chiesa.

Con la ripresa economica ripersero anche traffici e commerci, inclusa la maggiore possibilità di spostarsi per i pellegrinaggi.

Nel Settecento la festa di Santa Greca riprese pienamente il suo antico splendore e le tantissime offerte permisero non solo una generica manutenzione ma addirittura la costruzione di una nuova chiesa ben più grande delle due precedenti.

Nel Novecento, in particolare grazie all’opera di Don Maxia, il culto si arricchì di nuovi elementi, come la creazione di una confraternita dedicata esclusivamente alla martire che si aggiungeva a quella antichissima dedicata al Santissimo Sacramento e soprattutto la solenne incoronazione del 1928.



Note

  1. http://www.sardegna.chiesacattolica.it/ces/diocesi/ ↩︎