Solaris 1972 - Film

Esistono film che non esplorano lo spazio esterno, ma le profondità abissali dell’inconscio.

Solaris1 (1972) o Солярис in cirillico è il capolavoro di Andrej Tarkovskij2 tratto dal romanzo di Stanisław Lem3 che risponde alla corsa allo spazio degli anni ’70 chiedendosi a cosa serve conquistare le stelle se non abbiamo ancora compreso noi stessi.

Lo psicologo Kris Kelvin viene inviato su una stazione spaziale orbitante attorno al pianeta Solaris, un oceano senziente capace di materializzare i ricordi più dolorosi dei ricercatori, trasformandoli in “ospiti” in carne e ossa.

Una pietra miliare della fantascienza, premio speciale della giuria al festival di Cannes, firmata dal maestro Andrej Tarkovskij

Andrej Tarkovskij capovolge l’immaginario fantascientifico dominante, sottraendolo al culto del progresso tecnologico: la stazione che mette in scena è logora, abitata dal tempo, un non-luogo dove il metallo freddo contrasta con il richiamo della natura, suggerito dalle celebri immagini delle alghe che si muovono nell’acqua.

Il cuore emotivo della pellicola è il ritorno di Hari, la moglie di Kelvin morta suicida anni prima: Solaris non crea un’illusione, ma una copia fisica basata sui frammenti della memoria del protagonista.

Attraverso la straordinaria prova di Natal’ja Bondarčuk, il film diventa un dramma da camera ambientato nel vuoto siderale, dove l’amore si scontra con l’impossibilità di rimediare agli errori del passato.

La regia di Tarkovskij utilizza piani sequenza dilatati per indurre uno stato di contemplazione quasi ipnotica, trasformando il tempo in una preghiera laica.

La colonna sonora di Eduard Artem’ev, che rielabora Bach in chiave elettronica, eleva l’opera a un trattato gnoseologico4: Solaris non è un pianeta da studiare, ma una divinità indifferente che agisce come uno specchio, costringendo l’uomo a riconoscere i propri limiti morali e la propria ineluttabile solitudine.


Note:

  1. Dal latino solaris (“solare”, relativo al sole). Nel film, il pianeta funge da “sole interiore”: una sorgente che non illumina l’universo, ma l’oscurità della coscienza. È l’oceano-cervello che costringe l’individuo al confronto con il proprio spettro morale. ↩︎
  2. Nato in Russia nel 1932, Tarkovskij è il “poeta del cinema”. Le sue opere (Andrej Rublëv, Stalker, Nostalghia) sono caratterizzate da una ricerca spirituale incessante e da un uso pittorico dell’inquadratura. Per Tarkovskij, fare cinema significava “scolpire il tempo”: rivelare la verità interiore dell’uomo attraverso il ritmo e l’immagine simbolica.
    ↩︎
  3. Solaris è il capolavoro letterario (1961) dello scrittore polacco Stanisław Lem, maestro della fantascienza filosofica. Nell’opera di Lem, il pianeta omonimo non è un semplice scenario, ma un’entità aliena totalmente inscrutabile, che mette a nudo l’incapacità umana di comunicare con ciò che è radicalmente “altro” da sé. ↩︎
  4. Gnoseologico: derivante dal greco gnōsis (“conoscenza”) e logos (“discorso”), il termine si riferisce alla branca della filosofia che studia la natura, i limiti e la validità della conoscenza umana. ↩︎