Teheran, la città delle 72 nazioni

Teheran batte frenetica tra il traffico e il profumo di zafferano. Un vortice di asfalto e poesia, rivoluzione e resistenza, in bilico tra un passato millenario e un futuro che in questi tempi ardui appare più incerto che mai.

Teheran è spesso definita la città delle 72 nazioni, un soprannome poetico che richiama la sua straordinaria varietà etnica e culturale; più comunemente è semplicemente il cuore politico, economico e intellettuale dell’Iran moderno. Con oltre dieci milioni di abitanti nell’area metropolitana, è una città immensa, distesa ai piedi dei monti Alborz, dove il traffico incessante convive con quartieri eleganti, musei raffinati e palazzi che raccontano secoli di potere.


Fino al XVIII secolo Teheran era poco più di un villaggio. Fu con la dinastia Qajar, alla fine del Settecento, che divenne capitale e iniziò la sua trasformazione in centro politico del Paese. Con i Pahlavi nel XX secolo si accelerò la modernizzazione, grandi viali, università, istituzioni culturali. Ma la città è anche stato il teatro della Rivoluzione iraniana, che nel 1979 cambiò radicalmente il volto dell’Iran e il suo rapporto con il mondo.

Negli ultimi anni Teheran è stata al centro di eventi drammatici e proteste che hanno scosso la società iraniana, soprattutto dopo la morte di Mahsa Amini nel 2022. Le manifestazioni, represse con durezza, hanno riportato la capitale sotto i riflettori internazionali, mostrando una città giovane, istruita e profondamente attraversata da desiderio di cambiamento.

Tra i luoghi simbolo spicca il Museo Nazionale dell’Iran, dove si può compiere un viaggio che va dalle civiltà persiane pre-islamiche fino all’epoca islamica, reperti achemenidi, bassorilievi, ceramiche millenarie che raccontano la profondità storica del Paese.

La monumentale Torre Azadi, costruita nel 1971 per celebrare i 2500 anni dell’Impero persiano, è uno dei simboli più riconoscibili della città, un arco bianco che fonde elementi dell’architettura islamica e sasanide. Se Azadi guarda al passato imperiale, la Torre Milad rappresenta la modernità, con i suoi oltre 400 metri è tra le torri più alte del mondo e domina lo skyline teheraniano.

Imperdibile è il Palazzo del Golestan, patrimonio UNESCO, capolavoro dell’epoca Qajar, specchi, mosaici, giardini e sale sontuose che mostrano l’incontro tra estetica persiana e influenze europee. Poco distante, il brulicante Gran Bazar di Teheran è un labirinto di botteghe, spezie, tappeti e oro, più che un mercato, è un microcosmo sociale e politico.

A nord della città si trovano residenze reali come il Palazzo Niavaran, ultima dimora dello scià Mohammad Reza Pahlavi, immerso in un parco verde e raffinato, e il meno noto ma elegante Palazzo Marmar, esempio di architettura del primo novecento con una cupola ispirata alle moschee storiche persiane.

Ciò che distingue Teheran dalle altre città iraniane, come Esfahan con la sua armonia safavide o Shiraz con la sua poesia, è il suo dinamismo inquieto. Teheran è inoltre l’unica vera metropoli globale del paese


Non è la città più bella del Paese in senso classico, ma è la più viva, la più contraddittoria, la più politica. È il luogo dove si concentrano università, gallerie d’arte contemporanea, cinema innovativo e dibattito intellettuale. È una capitale che respira a fatica sotto il traffico intenso e le restrizioni, ma che continua a produrre cultura, idee e tensione creativa.

Lontana da ogni perfezione, Teheran avanza incrollabile tra le ferite del presente. Orgogliosa e indomabile, resiste. Come le montagne che la sorvegliano.