Nel silenzio assordante del deserto arabo, non sopravvive chi è più forte, ma chi impara a diventare lupo prima del tempo.

Diretto da Naji Abu Nowar, regista britannico di origine giordana formatosi alla National Film and Television School del Regno Unito, Theeb, corrispondente all’arabo ذيب‎ ossia lupo, rappresenta il suo sorprendente e folgorante lungometraggio d’esordio.


Abu Nowar ha lavorato a stretto contatto con le comunità beduine della Giordania, scegliendo come interpreti veri beduini della tribù Huwaytat e costruendo la pellicola attraverso un lungo e meticoloso processo di collaborazione culturale. Il risultato è un’opera dalla verità documentaristica così potente da risultare autentica ed essenziale persino più di kolossal come Lawrence d’Arabia. Il regista dimostra una maestria rara nel dirigere attori non professionisti e nel trasformare il paesaggio desertico in un vero e proprio personaggio psicologico, rendendo il film profondamente immersivo.

Ambientato nel 1916, durante la Prima guerra mondiale e nel pieno della Rivolta Araba contro l’Impero Ottomano, il film segue Theeb, un giovane e vivace ragazzo beduino della tribù Huwaytat che vive con il fratello maggiore Hussein in una remota zona desertica dell’Impero ottomano, nel deserto del Hijaz. Quando un ufficiale inglese e la sua guida araba arrivano al suo accampamento chiedendo di essere scortati a un pozzo romano vicino alla ferrovia ottomana, Hussein accetta di accompagnarli.

Nonostante il divieto, Theeb si intrufola nella spedizione. Il viaggio però, si rivela presto una trappola mortale, il gruppo cade in un’imboscata di predoni, e Theeb si ritrova improvvisamente solo, orfano e costretto a sopravvivere in uno degli ambienti più ostili della terra, ritrovandosi presto coinvolto in un viaggio che si trasforma in un incubo e stringendo un’alleanza forzata e piena di diffidenza con Hassan, uno degli uomini che gli ha ucciso il fratello


Tradimenti, imboscate e violenza sconvolgono il fragile equilibrio del deserto, costringendo il bambino a confrontarsi con la morte, la solitudine e la perdita dell’innocenza.

Theeb è diventato celebre per diversi motivi.

È stato candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 2016, un traguardo storico per il cinema giordano, ha vinto il premio per la miglior regia nella sezione orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia, e sempre per la regia, un BAFTA per la miglior opera prima.

È stato lodato per la sua fotografia mozzafiato, che trasforma il deserto in un personaggio silenzioso e implacabile.

È stato definito il primo grande western arabo. Riprende i codici del genere come frontiera, pericoli, solitudine, ma li immerge totalmente nella realtà culturale e geografica del Wadi Rum.

Il film rappresenta così un racconto di formazione brutale, in cui il passaggio all’età adulta non è segnato da riti simbolici o iniziazioni, ma dalla mera necessità di sopravvivere.

Theeb è molto più di un film di sopravvivenza; è una parabola sull’innocenza perduta e sull’eredità della violenza, il tutto incorniciato dall’ottimaa fotografia di Wolfgang Thaler. Con uno sguardo che alterna stupore e determinazione, il piccolo protagonista ci trascina in un viaggio che è geografico prima di tutto, ma anche interiore. Un esordio folgorante che dimostra come le storie più universali nascano spesso dalle voci più autentiche e lontane dai riflettori di Hollywood.