
L’etimologia della parola “Capoeira” resta ancora oggi avvolta nel dubbio, e non esiste una teoria universalmente riconosciuta che ne spieghi con certezza l’origine. Secondo i vecchi Mestres, il termine deriverebbe dal nome di un uccello simile alla pernice, diffuso nelle campagne brasiliane. Un’altra interpretazione, sostenuta dallo studioso Antenor Nascentes, collega invece la parola alla “capoeira” intesa come gabbia o cesta utilizzata per trasportare i gallinacei ai mercati.
C’è poi la teoria proposta da Amadeus Amaral, secondo cui il termine avrebbe origine dal dialetto caipira, nella forma “Capuera”, parola che indicava il luogo in cui un albero ricresce nello stesso punto in cui un altro era stato abbattuto. Ancora oggi questo termine è spesso utilizzato tra i capoeiristi, quasi a rivendicare un legame linguistico e culturale con le radici popolari da cui la Capoeira ha preso forma.

Buongiorno Domingos, come stai?
Molto bene, grazie.
Per cominciare, puoi presentarti ai nostri lettori?
Mi chiamo Domingos Marcal de Paulo, in arte “Domingos Lampião”. Attualmente ho cinquantasei anni, lavoro come operaio metalmeccanico e contemporaneamente sono Contramestre di Capoeira e artista di spettacolo di folclore brasiliano. Vivo a San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, e sono nato in Brasile. Da anni condivido la mia vita con la mia compagna, Valeria, insegnante, psicologa e “super mamma” originaria di Decimomannu, in Sardegna, dove passo spesso le mie vacanze.
Puoi spiegare a tutti che cos’è la Capoeira, dove nasce e come? Raccontaci un po’ della sua storia.
La Capoeira ha origini ancora un po’ incerte. Nasce in Brasile, ma le sue radici risalgono all’Africa, dove esistevano già pratiche simili a veri e propri combattimenti rituali. Quando gli schiavi africani – in particolare provenienti dall’Angola e impiegati nelle piantagioni di caffè e canna da zucchero – furono portati in Brasile, trasformarono queste tradizioni in una forma di “simulazione di combattimento”. Secondo quanto si sa, durante le lunghe attese per caricare le navi di caffè nei porti, gli schiavi, per gioco e divertimento, iniziarono a muoversi seguendo uno stile che combinava elementi di lotta e danza. Col tempo, a questa pratica vennero aggiunti strumenti musicali e ritmi, dando vita a una disciplina sempre più strutturata. Inizialmente la disciplina era vietata perché praticata dagli schiavi, ma con il tempo si è trasformata in un vero e proprio patrimonio culturale, riconosciuto e tramandato a livello mondiale, poiché porta con sé valori musicali, linguistici e artistici, non solo legati alla lotta.
Quando hai conosciuto la Capoeira per la prima volta? Cosa ti ha spinto a farla diventare una parte centrale della tua vita?
Il mio primo approccio alla Capoeira risale a quando lavoravo come raccoglitore di palline in un club di tennis a Rio de Janeiro. Avevo un collega che praticava questa disciplina e mi invitò a frequentare un’accademia situata nella favela della Rocinha, sempre a Rio. È lì che è iniziato il mio percorso. All’epoca avevo dodici anni e una grande passione per le arti marziali, e da quel momento ho cominciato a dedicarmi con entusiasmo a questa disciplina. Successivamente ho continuato a praticarla per un periodo, ma poi l’ho lasciata temporaneamente per approfondire altre arti marziali, come il karate. Quando mi sono trasferito in Italia, la nostalgia per la mia terra e per la Capoeira brasiliana è stata forte, e ho deciso di riprendere a praticarla. Qui ho conosciuto il mio Mestre Tiziu, che aveva fondato la Federazione Italiana di Capoeira. Da allora ho seguito un percorso di crescita all’interno della disciplina, ottenendo quasi tutti i gradi previsti: oggi sono considerato un Contramestre (quarto livello), e mi manca solo un livello (il quinto) per diventare Mestre.
Dove hai praticato e insegnato Capoeira nel passato?
Ho praticato la Capoeira fin dall’inizio come semplice allievo, poi ho seguito corsi di formazione specifici e, grazie alla guida del mio maestro a Torino, ho ottenuto i vari livelli previsti dalla disciplina. Ho sempre avuto una grande passione per l’insegnamento: ho iniziato a insegnare a Verona e, col tempo, ho esteso le mie lezioni anche in altre province e città, come Vicenza e Brescia, portando questo sport a un numero sempre maggiore di allievi e appassionati.
Ora dove insegni Capoeira, e cosa vorresti suggerire alle persone che stanno approcciando per la prima volta questa disciplina?
Attualmente insegno a Verona. Quello che cerco sempre di trasmettere ai praticanti, soprattutto a chi si avvicina per curiosità, è che la Capoeira non è solo un’arte marziale: è un vero e proprio viaggio. Chi la pratica viene coinvolto e affascinato da un mondo che unisce movimento, musica e storia. Attraverso i gesti e i ritmi della capoeira, si può quasi “viaggiare nel passato” e scoprire le origini di un popolo, che purtroppo è stato schiavizzato, comprendendo le sue tradizioni e la sua cultura. Chi partecipa alle lezioni, spesso, resta incantato dall’esperienza, rapito dalla combinazione di musica, ritmo e movimento che rende unica questa disciplina.

Il tuo percorso artistico ti ha portato anche nel mondo del cinema: puoi raccontarci le tue esperienze come attore e comparsa sul set?
Nel corso degli anni, ho avuto l’opportunità di conoscere registi che mi hanno invitato a partecipare a diversi cortometraggi. È stata un’esperienza straordinaria: ho imparato a recitare, affrontando anche la difficoltà della lingua italiana, diversa dal portoghese, mia lingua madre. Interpretare ruoli e personaggi differenti è stato entusiasmante e mi ha permesso di scoprire un lato creativo completamente nuovo. Al momento ci sono altri progetti in corso e vedremo come si concluderanno; ho ricevuto anche alcune proposte per lavorare all’estero. Il cinema è un mondo affascinante: vivere sul set, confrontarsi con le telecamere e con la regia è un’esperienza unica, diversa da qualsiasi altra, che mi ha arricchito sia professionalmente sia personalmente.
Hai partecipato a importanti progetti musicali e collaborato con cantanti e artisti famosi. Che tipo di esperienza è stata e cosa ti ha lasciato?
Anche in questo ambito ho avuto l’opportunità di conoscere registi importanti, che mi hanno invitato a partecipare come comparsa in diversi video musicali, tra cui quelli di artisti come Luca Dirisio, Paolo Meneguzzi, J-Ax nel suo video “La mia ragazza mena”, il gruppo Afterhour e molti altri. Queste esperienze mi hanno permesso di combinare movimento, acrobazie e interpretazione, mettendo in mostra me stesso e portando la Capoeira direttamente sul set.
Cosa ti affascina di più della recitazione e in cosa senti che si avvicina alla Capoeira?
Quando reciti, ti trovi immerso in luci, fumo e telecamere, e spesso sei costretto a ripetere lo stesso movimento più volte per ottenere la scena perfetta. Questo processo richiede grande concentrazione, impegno e tanta ripetizione: esattamente come nella capoeira. Nella Capoeira, infatti, durante un incontro ti trovi davanti a un avversario: c’è una performance, un confronto, e tu devi rispondere ai suoi movimenti mentre prepari già la tua prossima mossa. Chi è più preparato e pronto a reagire ha sempre un vantaggio, proprio come sul set, dove l’attore deve essere sempre pronto a dare la migliore interpretazione possibile.
Che rapporto hai con il pubblico, quando insegni e ti esibisci? Quali sono le tue sensazioni?
Quando insegno questo sport, sia ai più esperti dell’accademia sia a chi si avvicina per la prima volta, provo una grande soddisfazione. Anche chi non ha ancora coordinazione motoria, come un bambino, può iniziare a muoversi seguendo i ritmi e i movimenti della disciplina. È gratificante vedere questi allievi prendere confidenza con il proprio corpo e cominciare a esprimersi attraverso il movimento. Allo stesso modo, quando ci si esibisce davanti a un pubblico che ammira e apprezza ciò che fai, la soddisfazione cresce ancora di più. Dietro ogni momento di espressione c’è tanto lavoro, fatica e impegno, ma ciò che cerco di trasmettere è sempre la passione, la dedizione e un sorriso sincero, perché la Capoeira è soprattutto gioia condivisa.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Attualmente, tramite la Federazione Italiana di Capoeira, stiamo lavorando a un progetto ambizioso: portare la Capoeira a livello olimpico. L’obiettivo è coinvolgere tutte le associazioni e le federazioni internazionali affiliate, per far sì che questa disciplina venga riconosciuta e valorizzata nel contesto sportivo globale.









