
Si sa, viviamo in un mondo digitale, un mondo dove la tecnologia ha preso il sopravvento.
Le nuove generazioni, e non solo, comunicano con Whatsapp. Si dice “ti amo” al proprio/a partner attraverso un messaggino o, peggio, spesso si termina in maniera poco dignitosa una relazione.
Scrivevamo le lettere d’amore con la penna biro, perché il pc se lo potevano permettere in pochi. Noi siamo vissuti nell’era di “bim bum bam” e per uscire con gli amici si andava a fischiare sotto casa, perché lo smartphone non era neanche stato pensato.
A volte però, la tecnologia viene utilizzata per scopi molto interessanti, perché ci sono persone come Marco Altea, un giovanotto laureato in economia e antropologia.
Marco ha avuto coraggio, il coraggio di creare una start-up per altre persone con disabilità.
Marco è affetto da “sclerosi multiplaprogressiva”, una volta per muoversi usava il deambulatore e ora è finito su una sedia a rotelle. Ma lui vuole, come è giusto che sia, continuare a godersi la vita.
Durante la pandemia si è reso conto che senza rapporti sociali ci si sente persi. E anche dopo, finita l’emergenza, si sentiva limitato, perché per andare a mangiare una pizza doveva dipendere dall’accessibilità del locale.
Per combattere l’esclusione sociale ha ideato whable, un’associazione che si pone l’obiettivo di aiutare le persone con disabilità motoria nel trovare luoghi facilmente accessibili, in modo che possano uscire dal guscio di casa ed evitare spiacevoli inconvenienti quando si vuole andare al ristorante o a bere una birra con amici.
Piccola nota di colore, Marco attraverso whable ha conosciuto la sua attuale compagna.
In gergo start-up, Marco viene definito “Founder-CEO”, in pratica il fondatore.
Con il progetto whable è nata un’applicazione, ma c’è ovviamente anche il sito web (https://www.whable.it/) ed un forum.
L’app è scaricabile gratuitamente da play store e app store. Partirà inizialmente dalla città di Cagliari per poi espandersi in tutta Italia.
L’app aiuterà Marco, ma anche tutti quelli nella sua situazione, a trovare i locali iscritti al circuito whable che garantiscono l’accessibilità totale, come ad esempio assenza di scale e gradini o un bagno idoneo, facilmente accessibile.
I locali verranno catalogati dalle stesse persone con disabilità che hanno avuto personalmente l’esperienza di poter provare quel dato locale.
La storia di Marco e della sua whable è stata raccontata dal documentario Run Trip Life, pluripremiato in Italia e all’estero e firmato dal regista Karim Galici.








