
La parte più visibile dell’intelligenza artificiale è fatta di interfacce semplici e risposte immediate. La sua realtà materiale, invece, si trova altrove: nei grandi data center dove migliaia di processori elaborano quantità immense di informazioni. Per anni queste strutture sono rimaste quasi invisibili, ma la crescita dell’AI le ha trasformate in uno dei punti centrali della nuova economia digitale, mettendo in discussione il rapporto tra innovazione, energia e sostenibilità.
Ogni risposta generata da un modello di AI richiede infatti una complessa infrastruttura di calcolo. Dietro pochi secondi di interazione con un chatbot ci sono migliaia di processori specializzati che lavorano all’interno di grandi centri informatici.
Secondo l’International Energy Agency, i data center hanno consumato circa 415 terawattora di elettricità nel 2024. Con la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa, questa domanda potrebbe superare i 900 terawattora entro il 2030. Il tema non riguarda soltanto l’ambiente, ma anche la capacità delle società moderne di garantire energia sufficiente a sostenere la trasformazione digitale.
Ridurre il consumo dell’AI non significa però limitarne lo sviluppo. Gli stessi sistemi possono contribuire a rendere più efficienti le reti elettriche, ottimizzare l’uso delle energie rinnovabili e ridurre sprechi nei processi industriali. La questione centrale sarà trovare un equilibrio tra innovazione e sostenibilità.
Una possibile risposta arriva dalla ricerca sui nuovi microprocessori. Oggi i computer tradizionali separano memoria e calcolo: i dati devono continuamente spostarsi tra componenti diversi, consumando energia. Le architetture ibride analogico-digitali cercano di superare questo limite eseguendo alcune operazioni direttamente vicino alla memoria, con un approccio ispirato anche al funzionamento del cervello.
Tecnologie come il compute-in-memory e i nuovi materiali elettronici sono ancora in fase sperimentale, ma potrebbero ridurre significativamente l’energia necessaria per alimentare i modelli di AI. La strada non è semplice: precisione, affidabilità e produzione industriale restano sfide aperte.
Per l’Europa, questa ricerca ha un valore strategico. La competizione tecnologica dei prossimi anni non riguarderà soltanto chi svilupperà i migliori algoritmi, ma anche chi riuscirà a costruire sistemi più efficienti e sostenibili.
La prossima rivoluzione informatica potrebbe quindi non consistere solo nel creare computer più potenti, ma nel ripensare il modo stesso in cui il calcolo viene prodotto. Dopo decenni passati a inseguire la velocità, la nuova frontiera potrebbe essere l’efficienza.





