Di tanto in tanto si sente dire che Santa Greca in realtà non era decimese ma bensì cagliaritana, precisamente di Sant’Avendrace. È davvero così?

Nel III° e IV° secolo Cagliari (Karales) era un porto cosmopolita e la presenza di una comunità ellenica è attestata da numerose epigrafi funerarie in lingua greca ritrovate nelle necropoli cittadine, come quella di Sant’Avendrace. 

I cristiani di lingua greca erano spesso mercanti o funzionari, ma anche schiavi istruiti che portavano con sé una fede già strutturata dalle chiese d’Oriente.

Decio, a metà del III° secolo, organizzò una prima vera persecuzione “generalizzata” e obbligò tutti a compiere un sacrificio agli dei, punendo duramente chi rifiutava. Poco dopo di lui Valeriano prese di mira la gerarchia ecclesiastica, vietando le assemblee e confiscando i beni, con la pena di morte per vescovi e presbiteri.

In questo clima le città portuali erano le più pericolose perché presidiate dai funzionari imperiali. 

Immaginando un’origine ellenica della famiglia della martire, un centro degli interessi a Cagliari e la fede cristiana o una loro evenutale conversione al cristianesimo, lo spostamento della famiglia verso centri meno in vista sarebbe stato più che verosimile.

In questa ipotesi il centro di Decimum (Decimomannu) era la prima stazione di sosta fuori città sulla via verso Turris Libisonis e qui un’eventuale comunità cristiana locale avrebbe potuto offrire anonimato e protezione ma, data la vicinanza e gli stretti collegamenti, avrebbe offerto anche la possibità di tenere contatti frequenti con la città.

Tra il 303 e il 304 come noto Diocleziano cercò di dare il colpo di grazia al cristianesimo e tantissimi credenti, che rifiutarono l’abiura, morirono in questi anni.

Se Greca fosse stata una convertita di spicco, una ragazza benestante che pur di non rinnegare la fede avrebbe rinunciato non solo alla sua condizione sociale ma anche alla sua vita, la sua morte a soli 20 anni avrebbe colpito enormemente i cristiani del posto, trasformando il luogo del suo martirio in un punto di riferimento.

Poco più tardi Costantino divenne il primo imperatore cristiano e in quel clima di euforia il sacrificio dei martiri di pochi anni prima divenne per le comunità motivo di orgoglio e di esempio.

Probabilmente non sapremo mai se questa ricostruzione possa essere fedele o meno ma di sicuro c’è uno strettissimo legame con la città di Cagliari, che da secoli, o forse da millenni, non manca mai di onorare la giovane martire.