L’abito di Santa Greca: storia e devozione tra stoffe e maestria artigianale


La devozione per Santa Greca si esprime anche attraverso l’arte sartoriale che nei secoli ha vestito il suo simulacro. La storia degli abiti della Santa è un viaggio che parte dal periodo seicentesco per arrivare alle creazioni moderne, come l’abito realizzato nel 1998 da Graziella Piras.

Il simulacro, con la sua struttura a trespolo di stampo spagnoleggiante, ha visto i paramenti mutare nel tempo. Un inventario rivela che in origine l’abito era verde, sostituito poi dal velluto rosso fino a metà Ottocento. Dalla fine dell’Ottocento la Santa iniziò a indossare vesti in broccato, mentre dagli anni Cinquanta del Novecento si diffuse l’uso del raso di seta con ricami in oro e fiori colorati, offerti dai fedeli.


Un momento chiave si inserisce nel 1996, quando Salvatore Porceddu divenne obriere. Sua moglie, Graziella Piras, notando l’usura dell’abito, decise di realizzarne uno nuovo. Insieme al marito Graziella andò a Roma per acquistare i materiali presso la sartoria ufficiale del Vaticano. I tessuti e i filati d’oro suscitarono lo stupore del parroco, Don Raimondo Podda.

Il lavoro richiese sei mesi, a partire dal marzo del 1998. Graziella studiò il modello partendo da un vecchio abito (per le misure) e da una manica storica (per i decori). L’opera finale non fu una semplice copia, ma portò un’evoluzione stilistica: sostituì i tradizionali spilli con dei bottoni, per non rovinare la stoffa, e introdusse le coccarde per gli obrieri.


Oggi, durante le celebrazioni, la Santa indossa questo abito, completato da parrucca, palma, Vangelo, corona e gioielli. La maestria di Graziella ha varcato i confini di Decimo, portandola a realizzare abiti anche per la Madonna Assunta di Guasila e Donori. Un’eredità di fede e sartoria che continua a vivere nel paese.