Tasu’a e Ashura, tra dolore e ribellione, un viaggio nel cuore dello sciismo

Immaginate una marea umana vestita di nero, il suono ritmico di tamburi che vibra nel petto e un senso di commozione così profondo da unire milioni di persone in un unico, immenso abbraccio di memoria.

La Tasu’a e l’Ashura sono proprio così: due giornate molto importanti per milioni di musulmani sciiti, che ricordano uno degli eventi più dolorosi della loro storia.

La Tasu’a è il nono giorno del mese islamico di Muharram, mentre l’Ashura è il decimo giorno.

Queste due date sono legate alla battaglia di Karbala, avvenuta nel 680 d.C., nell’attuale Iraq.


Tutto risale all’anno 680 d.C. nella città di Karbala, che si trova nell’odierno Iraq.

Il nipote del profeta Maometto, l’Imam Hussain, si rifiutò di giurare fedeltà al califfo omayyade Yazid che considerava ingiusto e corrotto. Hussain e un piccolo gruppo di familiari e seguaci, circa 72 persone, furono circondati da un esercito enorme.

Durante il giorno di Tasu’a, l’esercito nemico tolse l’accesso all’acqua a Hussain e alla sua famiglia. Il giorno successivo, ad Ashura, Hussain e i suoi compagni vennero brutalmente uccisi dopo aver combattuto con incredibile coraggio e aver rifiutato di giurare fedeltà a un sovrano che consideravano ingiusto.

Per gli sciiti, questo evento è il simbolo supremo della lotta contro l’ingiustizia e della resistenza contro l’oppressione.

La Tasu’a è dedicata soprattutto al ricordo di Abbas ibn Ali, fratello di Hussain, ricordato per il suo coraggio e la sua lealtà. È una giornata di preparazione e di raccoglimento che precede l’Ashura.

L’Ashura, invece, è il giorno più importante. Migliaia di persone partecipano a processioni, recitano preghiere, ascoltano racconti sulla battaglia di Karbala e ricordano il sacrificio di Hussain. In molti luoghi si indossano abiti neri, simbolo del lutto.

Queste ricorrenze sono celebrate soprattutto dai musulmani sciiti, che rappresentano la maggioranza della popolazione in Iran e una parte importante degli abitanti dell’Iraq, del Libano, del Bahrain, dell’Azerbaigian e di altri Paesi. Anche i musulmani sunniti conoscono l’Ashura, ma la vivono in modo diverso, per loro il decimo giorno di Muharram ricorda altri eventi religiosi e molti scelgono di digiunare, senza le cerimonie di lutto tipiche degli sciiti.

La Tasu’a viene commemorata soprattutto in Iran e in Iraq, dove le celebrazioni sono particolarmente sentite. Tuttavia, anche le comunità sciite presenti in altri Paesi organizzano cerimonie e momenti di preghiera. L’Ashura, invece, è ricordata dagli sciiti in tutto il mondo.

Per ogni sciita, il pellegrinaggio alla città santa di Karbala, dove si trova la tomba di Hussain, è uno degli atti più significativi.

Un elemento bellissimo è la generosità: ovunque vengono allestiti banchetti che distribuiscono cibo e tè gratuiti a chiunque passi, ricchi o poveri, come atto di carità.

Durante questi giorni, le città sciite cambiano volto. Le strade si riempiono di bandiere nere, verdi e rosse. In Iran le persone partecipano a processioni immense chiamate Ta’ziyeh, rievocazioni teatrali della battaglia, e intonano canti funebri battendosi ritmicamente il petto in segno di dolore e solidarietà con la sofferenza di Hussain.

In Iraq, le processioni sono immense e spesso si trasformano in manifestazioni di identità politica e sociale . In altri paesi, i rituali possono essere più contenuti o vietati, come nel caso delle autoflagellazioni con spade e catene, proibite in Iran e in molte comunità libanesi. Queste, in passato, in alcune comunità erano diffuse durante le processioni. Oggi, però, molti leader religiosi sciiti invitano a ricordare Hussain con la preghiera, la riflessione, le opere di beneficenza e le donazioni di sangue, considerate modi più significativi per onorare il suo sacrificio.

La cosa più affascinante di Tasu’a e Ashura è che, sebbene siano nate da un evento storico di quattordici secoli fa, il loro messaggio è incredibilmente moderno e va oltre la religione.

Non si tratta solo di piangere il passato, ma di farsi una domanda fondamentale: “Cosa sto facendo io oggi per combattere le ingiustizie nel mondo?”. È per questo che, persino per chi non è musulmano, assistere a questi giorni lascia un segno profondo: è la dimostrazione di come la memoria e l’ideale di libertà possano unire e muovere i cuori di milioni di persone.