L’orizzonte è l’altra sponda di Benny T. D. entra a gamba tesa in un mondo dove le notizie sui migranti si riducono a freddi numeri. La forza dei racconti vuol dare voce alle vite dei disperati che tentano la salvezza attraverso vere e proprie odissee.
Lo scrittore, che sceglie di celarsi dietro uno pseudonimo, non si limita a raccontare: egli ha vissuto e lavorato fianco a fianco con i migranti, raccogliendo le loro storie direttamente dai margini dove la vita viene negata.
Questo non è un saggio giornalistico e nemmeno un romanzo di finzione ma un puzzle di persone, intrecciate attraverso racconti crudi che seguono le vite di uomini, donne e bambini in fuga dall’Africa subsahariana e del nord.
I paesi africani, dilaniati da guerre, fame e dittature, fanno da scenografia a questi protagonisti che affrontano l’inferno dei deserti per spingersi nel terrore delle acque del Mediterraneo, sotto il giogo spietato degli scafisti.
Il libro si apre proprio con una tempesta che travolge l’imbarcazione con a bordo i protagonisti. Al centro di questa odissea troviamo figure che restano impresse per la loro tragica umanità come Abubakar, scappato dal Ciad e cresciuto tra le miniere d’oro artigianali di Zouar, dove la polvere nei polmoni è la norma. Amina, una donna sudanese che ha già perso tutto e non ha più paura. Elias, un bambino eritreo di soli otto anni che ha smesso di piangere perché ha già visto troppo per la sua età. Yéline, una ragazza del Burkina Faso di appena vent’anni, in cerca di un futuro che non avrebbe mai potuto avere nella sua terra. Khadija, una donna libica incinta, il cui ventre gonfio è il simbolo di una vita che cerca ostinatamente di nascere.Questi e altri ancora, e cosa hanno in comune queste persone? Non solo la provenienza da terre martoriate, ma il fatto di essere state cancellate prima ancora di essere riconosciute: esistenze trattate dai confini e dai registri come un fastidioso errore o un peso da spostare. Condividono molto, tra cui il terrore del deserto, la violenza subita, i ricatti degli scafisti e quel freddo improvviso e brutale del Mediterraneo che non è solo climatico, ma esistenziale.

Le descrizioni dei viaggi di questa povera gente, sono racconti tratti da testimonianze e reali, quindi si tratta di racconti e sensazioni viscerali: dalla polvere nei polmoni al caldo che prosciuga ogni forza, dalla sete che brucia la gola alla violenza subita dalle donne africane, dai passaggi in bus fatiscenti nel mezzo del nulla ai ricatti di scafisti che pretendono soldi o vite in cambio di un posto su imbarcazioni fatiscenti.
L’autore non risparmia dettagli e ogni capitolo è un frammento di sopravvivenza e famiglie spezzate. Il mare non è solo un nemico ma diventa il testimone di una resilienza, di un orizzonte che è sia morte che rinascita.
Questo libro non vuole essere solo una lettura per indignare e dimenticare, vuole essere un pugno nello stomaco del lettore che è costretto a interrogarsi sulle esistenze che altrimenti ignorerebbe. Chi sono i clandestini? Sono persone spinte dalla disperazione a rischiare tutto per la propria sopravvivenza, spinti ancora dalla forza della fede e della speranza.
Le pagine di questo libro accenderanno le vostre coscienze come fa il caldo africano.
L’orizzonte non è solo l’altra sponda ma è dentro ognuno di noi, nell’empatia, nella capacità di accoglienza dell’altro.

