Esiste un luogo dove il sole può non tramontare per mesi, dove gli orsi polari superano gli abitanti e dove il confine tra civiltà e natura sembra quasi sparire: benvenuti alle Svalbard, il regno del ghiaccio ai confini del mondo.
Se c’è un luogo sulla Terra in cui l’essere umano comprende di essere solo un ospite temporaneo e decisamente vulnerabile, quel luogo sono le isole Svalbard.
Il navigatore olandese Willem Barentsz scoprì nel 1596 questo remoto arcipelago oltre il Circolo Polare Artico, soprannominato La terra dalle coste fredde o più romanticamente, L’ultimo avamposto prima del Polo Nord.
La storia delle Svalbard parte dai balenieri del XVII secolo, cacciatori di pellicce e feroci corse all’oro nero: il carbone. Fino al 1920 non appartenevano a nessuno; poi, con il Trattato delle Svalbard, la sovranità è andata alla Norvegia, ma con una clausola unica, i cittadini di oltre 40 paesi firmatari possono trasferirvisi e aprirvi attività senza bisogno di alcun visto.

Il centro nevralgico è Longyearbyen, la capitale amministrativa più a nord del mondo. Nonostante le temperature, è una cittadina incredibilmente vivace. Per capire dove vi trovate, la prima tappa obbligatoria è lo Svalbard Museum: un concentrato eccezionale di storia locale che spazia dalla fauna artica alla dura vita dei minatori. E dopo il freddo del museo? Ci si scalda allo Svalbard Bryggeri, il birrificio artigianale più settentrionale del pianeta, che produce ottime birre sfruttando l’acqua pura proveniente dal ghiacciaio Bogerbreen, vecchio di 2.000 anni.
Nelle immediate vicinanze della città si trova la Miniera Gruve 3, una miniera di carbone dismessa dove oggi è possibile fare un tour sotterraneo. Ci si infila la tuta da minatore e si cammina strisciando nelle gallerie basse e buie, provando sulla propria pelle le condizioni estreme in cui si lavorava fino al secolo scorso.
Nascosto nel monte Platåberget c’è la Global Seed Vault. È una monumentale struttura scavata nel permafrost che custodisce oltre un milione di campioni di semi provenienti da tutto il mondo, per preservare la biodiversità del pianeta in caso di catastrofi globali. All’interno non si può entrare, ma il suo portale futuristico che emerge dai ghiacci è una vista indimenticabile.

Spostandosi in barca o motoslitta si entra in un’altra dimensione. Pyramiden è una città mineraria sovietica abbandonata all’improvviso nel 1998; oggi è una capsula del tempo ghiacciata dove svetta ancora il busto di Lenin più a nord del mondo. Barentsburg, invece, è una comunità mineraria russa ancora attiva, dove si respira un’atmosfera unica e nostalgica tra architettura cirillica e fumo delle ciminiere.

Circa il 60% del territorio delle Svalbard è coperto da ghiacciai millenari che si tuffano direttamente nel mare con fronti di ghiaccio azzurro alti come palazzi. È un ecosistema fragile ma potentissimo, regno indiscusso della fauna selvatica.
Il paesaggio cambia continuamente, ogni curva può rivelare un fronte glaciale o una baia piena di ghiaccio marino.
Qui l’animale simbolo è l’orso polare: ce ne sono più di 3.000 nell’area del mare di Barents, un numero che supera stabilmente quello della popolazione umana dell’arcipelago. Accanto al Re dell’Artico vivono le renne delle Svalbard, più piccole e tozze di quelle continentali, le volpi artiche, i trichechi e milioni di uccelli marini che popolano le scogliere durante la breve estate.
Vivere a un passo dal polo richiede regole fuori dal comune. Le Svalbard sono famose nel mondo per alcune assurde, ma necessarie, curiosità. È vietato nascere e morire, a Longyearbyen non c’è un ospedale attrezzato per i parti, quindi le donne incinte vengono mandate sulla terraferma tre settimane prima della scadenza. Inoltre, è vietato morire, o meglio essere sepolti, dal 1950: a causa del permafrost il terreno è perennemente congelato e i corpi non si decompongono, conservando intatti virus e batteri. Chi è gravemente malato viene trasferito d’urgenza in Norvegia.
Non si può legalmente lasciare i confini del centro abitato di Longyearbyen senza un’arma da fuoco di calibro adeguato per difendersi dagli orsi polari. Il fucile serve come ultima risorsa di autodifesa, ferire o uccidere un orso è un reato gravissimo monitorato severamente dal Governatore.
In quasi tutti gli alberghi, uffici e musei c’è l’obbligo rigoroso di togliersi le scarpe all’ingresso e indossare ciabatte. È una tradizione che risale ai tempi dei minatori, nata per evitare di trascinare la polvere di carbone e il fango nei locali puliti.
La legge vieta qualsiasi forma di assistenzialismo sociale statale e prevede l’espulsione forzata per chiunque non sia in grado di mantenersi finanziariamente o di trovare un alloggio.

Il ritmo della vita qui è dettato dalla luce, dividendo l’anno in due mondi opposti.
Da fine ottobre a febbraio il sole non sorge mai. È il regno del buio totale, rischiarato solo dalla neve, dalla luna e dallo spettacolo costante delle aurore boreali, che qui si vedono persino a mezzogiorno. Ci si sposta esclusivamente in motoslitta o con le slitte trainate dai cani da slitta.
Da aprile ad agosto il sole non tramonta mai. 24 ore di luce continua che trasformano la tundra, la neve si scioglie parzialmente lasciando spazio a muschi, piccoli fiori artici e fiumi glaciali. È il momento perfetto per il trekking, le escursioni in kayak e le crociere nei fiordi.
Nonostante l’isolamento, arrivare alle Svalbard è sorprendentemente facile. L’aeroporto di Longyearbyen è collegato tutto l’anno con voli regolari operati dalle compagnie SAS e Norwegian in partenza da Oslo e da Tromsø. Il volo dura circa 3 ore da Oslo e circa un’ora e mezza da Tromsø. Ma sebbene appartengano alla Norvegia, le Svalbard sono fuori dall’area Schengen, passaporto alla mano obbligatorio per tutti i controlli.
Alle Svalbard non hai la sensazione di essere arrivato alla fine del mondo, hai la sensazione che il mondo, da lì, ricominci.






