Delibera tariffe, la verità degli effetti: la riforma che rischia di svuotare l’AIAS di Decimomannu


La recente delibera regionale 25/9 del maggio 2026 ha scatenato un vero e proprio terremoto nella sanità sarda, in particolare nel centro residenziale Aias di Decimomannu. Sebbene il documento della Giunta si presenti come un atto puramente tecnico-finanziario (che stanzia 3 milioni di euro aggiuntivi per adeguare le tariffe al rinnovo contrattuale dei lavoratori a parità di prestazioni) l’applicazione pratica delle nuove tabelle sta producendo effetti diametralmente opposti, minacciando l’assistenza di 120 pazienti nell’Isola, di cui 22 nella sola struttura decimese.

Il direttore del centro, Francesco Pintus, esprime profonda angoscia e un senso di impotenza di fronte a quello che si configura come uno smantellamento silenzioso. La sua preoccupazione principale riguarda l’impatto umano e il trauma dei trasferimenti. Pintus denuncia il dramma di dover firmare le dimissioni di pazienti storici, ricoverati anche da oltre vent’anni. Per queste persone, affette da gravi patologie neurologiche, lo sradicamento dalle proprie abitudini e il rientro forzato in famiglie già stremate dalla disabilità rappresenta un trauma devastante e insostenibile.

A questo si aggiunge il paradosso matematico dei tetti di spesa. Anche se la Regione dichiara un aumento delle risorse, l’innalzamento del valore delle tariffe giornaliere per coprire il costo del lavoro rischia di esaurire i budget locali molto prima del previsto. Per il direttore, questo meccanismo si traduce inevitabilmente nel blocco dei nuovi ingressi e nello svuotamento dei reparti di riabilitazione temporanea, rendendo l’intera struttura antieconomica e condannandola alla chiusura definitiva, con la conseguente perdita di un polo d’eccellenza.

Infine, Pintus evidenzia la stangata economica nascosta che colpirà i Comuni e i privati. Nonostante le percentuali di compartecipazione restino formalmente invariate, l’aumento del costo totale della prestazione fa impennare la quota sociale in valore assoluto. Si tratta di un tecnicismo che scarica costi più alti sulle famiglie tramite l’Isee e sui Comuni, i cui bilanci rigidi e già approvati non hanno margini per assorbire i rincari, spingendo l’intero sistema verso l’insolvibilità e distruggendo la continuità assistenziale dei più fragili.