
Le nove notti di Arturo Delle Donne è un documentario intimo e raffinato che osserva la celebrazione del Navratri all’interno della famiglia Lad, una famiglia indiana residente a Parma. Più che raccontare semplicemente una festività religiosa, il film indaga il modo in cui una tradizione riesce a sopravvivere, trasformarsi e assumere nuovi significati quando viene vissuta lontano dal luogo d’origine.
Il regista sceglie uno sguardo discreto, evitando l’approccio didascalico e lasciando che siano i corpi, i gesti, i tessuti, la musica, la danza e la ripetizione dei rituali a costruire progressivamente il significato dell’opera. Il risultato è un racconto che si muove tra documentario etnografico e osservazione familiare, nel quale la dimensione culturale emerge soprattutto attraverso l’esperienza quotidiana dei suoi protagonisti.
Al centro del film si trova Nishita Lad e, in particolare, il suo rapporto con gli abiti indossati durante il festival. Il chaniya choli, tradizionale abito femminile associato alle celebrazioni del Navratri, assume una funzione che va ben oltre quella estetica. Stoffe, colori, ricami e gesti legati alla vestizione diventano una sorta di archivio della memoria: elementi concreti attraverso cui una cultura viene trasmessa e riconosciuta.
È proprio questa attenzione agli oggetti e ai dettagli a costituire uno degli aspetti più riusciti del documentario. Delle Donne comprende che l’identità culturale non vive soltanto nelle grandi dichiarazioni, ma anche nei piccoli rituali ripetuti quotidianamente, negli abiti indossati, nei movimenti del corpo e nelle relazioni familiari. La tradizione, in questo senso, non appare come qualcosa di statico da conservare intatto, ma come una realtà viva, capace di modificarsi senza necessariamente perdere il proprio significato.
La condizione diasporica diventa quindi il vero terreno di ricerca del film. La famiglia Lad vive in Italia, ma attraverso il Navratri mantiene un rapporto concreto con le proprie origini. Tuttavia, ciò che emerge non è una semplice contrapposizione tra “cultura d’origine” e “cultura d’accoglienza”. Il film mostra piuttosto uno spazio intermedio, nel quale identità differenti possono convivere e generare nuove forme di appartenenza.
Particolarmente interessante è il modo in cui Le Nove Notti affronta il tema della trasmissione intergenerazionale. La tradizione passa da una generazione all’altra attraverso il corpo e l’esperienza, attraverso ciò che si osserva e si ripete. In questa prospettiva, la danza, la musica, gli abiti e i rituali diventano strumenti di memoria tanto quanto le parole.
La formazione di Arturo Delle Donne, divisa tra fotografia, cinema documentario e antropologia visiva, si riflette in una regia fortemente attenta alla dimensione dell’immagine. Il suo sguardo non cerca di spiegare la cultura osservata dall’esterno, ma di avvicinarsi ad essa con rispetto, lasciando che sia il tempo della celebrazione a determinare il ritmo del racconto.
Con i suoi 24 minuti, Le Nove Notti riesce così a costruire un ritratto delicato della vita culturale della diaspora, nel quale il concetto di radice non coincide necessariamente con quello di immobilità. Al contrario, il film suggerisce che una tradizione rimane viva proprio quando riesce ad abitare luoghi nuovi, relazioni nuove e generazioni nuove.
Un documentario sensibile e visivamente curato, che parla di identità, memoria e appartenenza senza trasformare la cultura in un oggetto da osservare, ma mostrandola come esperienza quotidiana, familiare e contemporanea.
Scheda del film
| Titolo originale | Le Nove Notti |
|---|---|
| Titolo internazionale | The Nine Nights |
| Regia | Arturo Delle Donne |
| Sceneggiatura | Arturo Delle Donne |
| Produzione | Alessandro Parrello, Arturo Delle Donne |
| Interpreti/Protagonisti | Pannabahen Lad, Nishita Lad, Shaileshkumar Lad, Diya Lad |
| Musiche | Luca Tiberini |
| Montaggio | Fabio Sormani |
| Paese di origine | Italia |
| Paese di realizzazione | Italia |
| Anno | 2026 |
| Data di completamento | 30 aprile 2026 |
| Durata | 24 minuti e 8 secondi |
| Tipologia | Documentario, cortometraggio |
| Generi | Documentario, documentario etnografico, documentario culturale, documentario intimista |
| Lingue | Gujarati, Italiano |
| Formato di ripresa | Digitale |
| Formato immagine | 16:9 |
| Colore | Colori |
| Budget di produzione | 10.000 € |
| Opera prima | No |
| Produzione studentesca | No |
| DCP | Disponibile |
Riconoscimenti e partecipazioni
- Winner – Short Documentary – LA Film & Documentary Award, Los Angeles, Stati Uniti
- Official Selection – Parma International Music Film Festival 2026, Parma, Italia
- Official Selection – KIEFF, Seoul, Corea del Sud
Nota sul regista

Arturo Delle Donne è un regista, fotografo e artista visivo italiano. La sua formazione in Biologia ed Ecologia si riflette in una ricerca che unisce cinema documentario, antropologia visiva e fotografia, concentrandosi in particolare sui temi dell’identità, della memoria e dell’appartenenza culturale.
Ha lavorato come regista della seconda unità per Pope Francis – A Man of His Word di Wim Wenders, presentato a Cannes nel 2018. Dal 2020 sviluppa The Homo Sapiens, progetto dedicato all’identità culturale e alla sua rappresentazione.
Nel 2021 il suo fashion film Call to the Wild ha ricevuto il Best Director Award al Manchester Fashion Film Festival e il Best Fashion Film Award al Digital Media Fest di Roma.
Con Le Nove Notti, Delle Donne porta avanti questa ricerca concentrandosi sulla dimensione intima della diaspora e sulla capacità del rituale di conservare, trasformare e trasmettere un’identità culturale attraverso le generazioni.
Il film verrà presentato a Decimomannu all’Officina Film Festival 2026






