
Bella mia di Franco Carlisi è un cortometraggio intenso e profondamente introspettivo che affronta il tema della perdita attraverso una domanda essenziale e dolorosa: chi diventiamo quando viene a mancare la persona attraverso la quale abbiamo imparato a riconoscerci?
Al centro del film c’è una madre che, dopo la scomparsa della figlia Bella, si trova costretta a mettere in discussione non soltanto il proprio rapporto con il passato, ma anche l’immagine che aveva costruito di sé. La protagonista aveva sempre difeso con convinzione la propria identità di donna, rifiutando che la maternità potesse esaurire il significato della sua esistenza. È proprio la perdita della figlia, tuttavia, a rivelarle quanto quella relazione avesse contribuito, più profondamente di quanto immaginasse, a definire il suo modo di stare nel mondo.
Carlisi affronta questo conflitto evitando il sentimentalismo e scegliendo una narrazione fondata sulla relazione tra presente e memoria. Il passato non viene proposto come qualcosa di immutabile, ma come una materia continuamente rielaborata dalla coscienza. La perdita, infatti, non modifica soltanto il presente: cambia anche il significato di ciò che è stato. Ciò che prima sembrava acquisito assume nuovi significati alla luce dell’assenza.
Uno degli aspetti più interessanti del film è proprio il modo in cui viene rappresentata l’assenza. Bella non è semplicemente una persona che non c’è più: continua a esistere nella memoria, nei gesti, nelle parole non dette, nei sensi di colpa e soprattutto nella trasformazione della madre. Il legame non viene cancellato dalla morte, ma costretto a trovare una forma diversa. È un’idea complessa, che il film sviluppa senza cercare facili risposte o un rassicurante percorso di elaborazione.
La maternità diventa così il terreno attraverso cui Carlisi interroga temi universali come l’identità, l’amore, il rimpianto e la memoria. La protagonista non viene accompagnata verso una definitiva “accettazione” del lutto; il film segue piuttosto il movimento interiore di una donna che deve imparare a convivere con una relazione privata del proprio futuro. Ed è forse proprio questa perdita del futuro il nucleo più doloroso dell’opera: non vengono meno soltanto le persone e i ricordi, ma anche tutte le esperienze che non potranno più accadere.
La sensibilità fotografica di Franco Carlisi, autore che ha sviluppato il proprio percorso artistico tra fotografia e cinema, emerge naturalmente nella costruzione di uno sguardo attento alla dimensione visiva e alla forza evocativa delle immagini. La sua esperienza nel campo della fotografia sembra trovare nel linguaggio cinematografico un’estensione coerente, capace di mettere in dialogo tempo, memoria e percezione.
Con Bella mia, Carlisi realizza un’opera adulta e consapevole, che affronta il lutto non come un processo lineare, ma come una trasformazione permanente della propria identità. Un film doloroso ma mai compiaciuto, nel quale la perdita diventa paradossalmente anche una nuova forma di conoscenza di sé.
Un’opera sulla maternità, ma soprattutto sulla relazione: su ciò che gli altri diventano dentro di noi e su come, anche dopo la loro scomparsa, continuino a riscrivere la persona che siamo.
Scheda del film
| Titolo | Bella mia |
|---|---|
| Regia | Franco Carlisi |
| Sceneggiatura | Franco Carlisi |
| Produzione | Giacomo Fattori |
| Interpreti principali | Rosi Mandracchia, Claudia Palermo, Creola Di Lucia, Ignazio Marchese, Antonio Licata |
| Paese di origine | Italia |
| Paese di realizzazione | Italia |
| Anno | 2026 |
| Data di completamento | 1 giugno 2026 |
| Durata | 29 minuti |
| Tipologia | Cortometraggio |
| Lingua | Italiano |
| Formato di ripresa | Sony |
| Colore | Colori |
| Opera prima | No |
| Produzione studentesca | No |
| DCP | Disponibile |
Nota sul regista

Franco Carlisi è autore, fotografo e regista italiano. La sua ricerca si sviluppa tra fotografia e cinema, considerati come linguaggi complementari di racconto. Dal 2006 dirige Gente di Fotografia, rivista scientifica dedicata alla cultura dell’immagine.
Le sue opere sono state presentate in importanti contesti museali e festivalieri internazionali, tra cui la 54ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia e la Biennale Internazionale d’Arte di Casablanca. Nel corso della sua attività ha ricevuto, tra gli altri, il Premio Pisa per la Fotografia, il Premio Marco Bastianelli, il Premio Ignazio Buttitta e il Premio Kapuściński del Festival della Letteratura di Viaggio.
Nel 2024 realizza il suo primo film, Non sai quanti nomi ti ho dato, selezionato e premiato in diversi festival di cinema indipendente. Nel 2026 scrive e dirige Bella mia, confermando il passaggio dalla ricerca fotografica a una forma cinematografica in cui immagine e memoria diventano strumenti per indagare la complessità delle relazioni umane.






