Una delle città più iconiche dell’Europa dell’Est è senz’altro Sarajevo, odierna capitale della Bosnia ed Erzegovina.

Una città unica, dove le ferite della storia recente convivono con una cultura ricchissima e millenaria. Sarajevo infatti è un luogo vibrante, noto per essere un vero e proprio crocevia di civiltà.

Incastonata in una valle, circondata dalle Alpi Dinariche e attraversata dal piccolo fiume Miljacka, soprattutto in passato vantava una posizione strategica per i viaggiatori che dall’Est andavano verso l’Europa occidentale.

La sua straordinaria convivenza storica di religioni (a pochi metri di distanza moschee, chiese ortodosse, chiese cattoliche e sinagoghe) l’ha resa famosa come la Gerusalemme d’Europa o Gerusalemme dei Balcani.

La storia di Sarajevo è una stratificazione di diverse dominazioni, ognuna delle quali ha lasciato un’impronta distintiva nell’architettura e nella cultura:

 Impero Ottomano (XV – XIX secolo): Gli Ottomani fondarono la città nel XV secolo. Questa influenza è evidente soprattutto nella parte orientale, con bazar, strade acciottolate e moschee.

 Impero Austro-Ungarico (1878 – 1918): L’arrivo degli Asburgo portò a una rapida occidentalizzazione. L’influenza è visibile nella parte occidentale del centro (vicino al fiume Miljacka), caratterizzata da imponenti palazzi in stile viennese e neobarocco.

 Periodo Jugoslavo (1918 – 1992): Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la città fu un centro importante della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, culminando con le Olimpiadi Invernali del 1984. L’architettura jugoslava è visibile nei palazzoni dei quartieri periferici.

 Negli anni ’90 subì il terribile assedio durante la guerra bosniaca, che lasciò tracce evidenti.

Questa stratificazione rende Sarajevo particolarmente affascinante. La Baščaršija è il centro storico ottomano di Sarajevo, una sorta di anfiteatro naturale e il suo nome in turco significa mercato principale. È un labirinto di strade e vicoli dove si trovano botteghe di artigiani, caffè tradizionali e ristoranti. L’emblema del quartiere è la fontana in legno chiamata Sebilj. Nella zona c’è la moschea Gazi Husrev-beg Mosque e altri monumenti dell’epoca ottomana.

Spiccano tra i luoghi di culto la Moschea Tsars, costruita nel XV secolo e ricostruita più volte, e la Cattedrale Ortodossa della Natività di Gesù in un punto strategico che segna il passaggio dall’architettura ottomana a quella austro-ungarica.

Da non perdere il Museo del Massacro di Srebrenica, interamente dedicato a documentare il genocidio avvenuto a Srebrenica nel luglio 1995, con fotografie e video. È un luogo fondamentale per comprendere la storia recente della Bosnia.

La guerra ha portato anche attrazioni come il Tunnel della Salvezza. Situato vicino all’aeroporto, questo tunnel sotterraneo di circa 800 metri fu l’unica via di accesso e rifornimento alla città durante l’assedio.

Tra i simboli postbellici c’è anche il Mercato Pijaca Markale. Situato nel centro di Sarajevo ha una doppia dimensione, da un lato mercato quotidiano vivace, dall’altro testimone di conflitti visto che fu colpito da bombardamenti durante l’assedio.

Altro simbolo della rinascita cittadina è la Biblioteca Nazionale, uno degli edifici più iconici e belli di Sarajevo, che fu quasi completamente distrutta da un incendio causato dalle granate durante l’assedio nel 1992 e ricostruito fedelmente nel 2014.

Un concentrato di storia come il Ponte Latino, che acquisì fama mondiale il 28 giugno 1914, quando l’Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria fu assassinato nelle immediate vicinanze, evento considerato il casus belli della Prima Guerra Mondiale.

Meritano sicuramente una visita anche il Bastione Giallo, fortificazione ottomana situata su una collina che oggi offre una delle migliori viste panoramiche sulla città, luogo ideale per il tramonto con vista sull’intera valle.

Altro spot da non perdere è il Monte Trebević, la montagna che domina Sarajevo, facilmente accessibile con una moderna funivia. Oltre a offrire splendide vedute, ospita le rovine della celebre pista da bob e slittino delle Olimpiadi del 1984.

La cucina bosniaca è un decisamente un delizioso mix di sapori turchi, balcanici e europei, con una forte enfasi sulla carne e il pane:

 Ćevapčići: Piccole salsicce di carne macinata (manzo/agnello) grigliate, servite nel pane soffice e accompagnate da cipolla tritata e kajmak (una crema di latte densa e salata, simile a una panna acida).

 Burek: Torta salata di pasta fillo sottilissima, arrotolata e ripiena di carne macinata, formaggio, spinaci o patate.

 Klepe: Una specie di ravioli ripieni di carne e spesso serviti con salsa all’aglio e panna acida.

 Tufahija: Dolce tradizionale di origine ottomana, una mela cotta ripiena di noci e ricoperta di panna montata.

Sarajevo è una meta low cost ma allo stesso tempo offre una discreta vita diurna e notturna, ed è collegata anche con voli diretti da Roma e Milano.

Di sicuro è una delle città più emozionanti e toccanti d’Europa. Non è solo un luogo ricco di storia, ma un simbolo vivo delle contraddizioni del continente.

L’esperienza di passeggiare dalla Baščaršija turca alla Ferhadija austro-ungarica in pochi minuti è un viaggio nel tempo e nelle culture.

La visita ai siti legati all’assedio è dura ma essenziale per onorare la memoria e comprendere la resilienza del popolo bosniaco.

Sarajevo è una lezione di storia a cielo aperto, una città che ha sofferto enormemente ma che ha saputo rinascere con un’ospitalità e un’energia straordinarie.

È un luogo che lascia un segno profondo nel visitatore. Non fa parte sicuramente parte dei luoghi che attraggono il turismo di massa, ma i turisti che la visitano ne rimangono di sicuro colpiti.