
A Mostar la storia non solo è scritta nei libri, è incastonata nei muri delle case. Basta passare una mano sulla ruvida superficie di una facciata restaurata per sentire, sotto l’intonaco fresco, l’irregolarità della schegge che raccontano la guerra degli anni ’90.
Sono i frammenti della follia umana, diventati oramai parte integrante dell’architettura, un promemoria tattile e silenzioso che qui niente è mai veramente come prima, ma tutto è stato pazientemente ricucito.
Non è solo una città da visitare, ma un’emozione da attraversare. Mostar, è una città bosniaca che si trova nella regione dell’Erzegovina, la parte meridionale del Paese. È attraversata dal fiume Neretva, che divide la città in due parti: la riva orientale, storicamente musulmana, e la riva occidentale, più cattolica e croata.
La mescolanza di culture e religioni è da sempre una caratteristica distintiva della città, ma la guerra ha lasciato profonde divisioni. Il nome Mostar deriva da mostari, cioè i guardiani del ponte. Lo Stari Most, il Ponte Vecchio, è più di un simbolo. Di giorno è il protagonista assoluto delle cartoline, un faro di bellezza e riconciliazione per i turisti. Di notte, quando le folle se ne vanno, un testimone di pietra che conosce il peso delle divisioni che ancora percorrono le sponde del Neretva. È un arco perfetto in pietra di 29 metri e rappresenta l’unione tra Oriente e Occidente, ma anche di rinascita dopo la guerra.

Oggi è teatro del tradizionale tuffo dal ponte, un’antica tradizione dei giovani di Mostar, che saltano da 24 metri nelle acque gelide del fiume. Nei pressi si trova Kriva Ćuprija, il Ponte Storto. Questo piccolo ponte in pietra, è il prototipo dello Stari Most. Più intimo e pittoresco, si trova in un trova su un affluente del Neretva.
Il centro storico della città, lo Stari Grad è un labirinto di viuzze lastricate, caffè orientali e case ottomane. È il cuore pulsante del turismo di Mostar, ricostruito con cura dopo la guerra. Qui si respira un’atmosfera caratteristica tra tappeti, rame lavorato, odori di caffè bosniaco e spezie.
Molto frequentato è anche il mercato coperto di Mostar, un mix vivace di profumi, colori e suoni, spezie, frutta secca, dolci orientali e artigianato locale. Una vera e propria esperienza sensoriale che racconta la quotidianità della città, lontano dai percorsi turistici più battuti.
A Mostar vi si trova la Moschea Koski Mehmed-Paša, risalente al XV secolo, una delle più belle moschee ottomane dei Balcani. Dalla cima del minareto si gode una delle viste più spettacolari sullo Stari Most e sul fiume Neretva.

Anche i dintorni di Mostar sono caratteristici tra cui spiccano:
- Blagaj, a circa 12 km da Mostar, famosa per il monastero derviscio costruito alla sorgente del fiume Buna, incastonato tra pareti rocciose. Luogo di straordinaria spiritualità e pace, perfetto per un’escursione.
- Počitelj, antico villaggio fortificato sulle rive della Neretva, che con le sue torri in pietra e le case ottomane, sembra un luogo sospeso nel tempo. Patrimonio culturale dell’UNESCO, testimonia l’incontro tra architettura ottomana e mediterranea.
- Le cascate di Kravice, a una quarantina di km da Mostar, una serie di cascate spettacolari alte fino a 25 metri, immerse nella natura, soprannominate le “mini-Niagara” dell’Erzegovina. In estate sono una popolare meta per nuotare.
Mostar non è solo una città da visitare, è un simbolo di forza di volontà e convivenza.
Racchiude in sé l’essenza dei Balcani: la coesistenza di culture, religioni e storie che si intrecciano tra loro. Ma a differenza di Sarajevo, che ti racconta le contraddizioni d’Europa, Mostar te le mostra in un solo, iconico colpo d’occhio.
Passeggiare tra le sue stradine, attraversare il ponte, bere un caffè turco guardando la Neretva significa vivere un dialogo tra passato e presente. Molti pensano che poche ore bastino a visitarla, in realtà se si rimane una notte, quando la maggior parte dei turisti va via, la città svela quell’anima di città romantica e tribolata allo stesso tempo.

