Quando il potere entra nel tempio, anche la fede può diventare un’arma.
Presentato in concorso al Festival di Cannes 2022, dove si è aggiudicato il premio per la Miglior Sceneggiatura, la cospirazione del Cairo è un thriller politico e drammatico di straordinaria tensione. Il regista svedese di origini egiziane Tarik Saleh torna a esplorare le viscere opache e corrotte del potere egiziano nel seguito ideale di Omicidio al Cairo, spostando questa volta lo sguardo dentro le austere e blindate mura dell’Università di Al-Azhar, il massimo centro di studi dell’Islam sunnita al mondo, con un altro thriller politico che fonde magistralmente spionaggio, religione e lotta per il potere.
Sebbene ambientato in Egitto, è stato girato principalmente a Istanbul, poiché il regista, critico nei confronti del regime egiziano, è stato bandito dal Paese.

Il protagonista è Adam, interpretato da Tawfeek Barhom, un giovane e umile figlio di un pescatore di un villaggio periferico che vince l’ambita borsa di studio per frequentare la prestigiosa università del Cairo. Appena arrivato nella metropoli, il ragazzo si ritrova suo malgrado catapultato in un vortice più grande di lui. Il giorno stesso dell’inizio dei corsi, il Grande Imam muore improvvisamente durante un discorso pubblico. Si innesca così una lotta di successione feroce e sotterranea: da un lato le fazioni religiose si contendono l’influenza spirituale, dall’altro i servizi di sicurezza dello Stato e il famigerato colonnello Ibrahim, interpretato da Fares Fares, tramano nell’ombra per imporre un candidato gradito al regime politico. Adam viene reclutato quasi per caso, e sotto ricatto, come spia dai servizi segreti, trasformandosi in una pedina sacrificabile intrappolata in un ingranaggio letale.
Il grande merito di Tarik Saleh è quello di costruire una spy story lontana dai cliché occidentali. Qui non ci sono inseguimenti spettacolari, gadget tecnologici o agenti invincibili: l’intelligence lavora attraverso informatori, ricatti, doppi giochi e manipolazione psicologica.
Ne viene un’opera rara e preziosa nel panorama cinematografico contemporaneo è la sua ambientazione inedita e sfacciata, raramente il cinema è riuscito a penetrare con tanta lucidità nei meccanismi interni di un’istituzione religiosa di tale portata, trattandola non come un tempio intoccabile, ma come il perfetto specchio di una dittatura politica.
Saleh fonde con maestria i codici del thriller di spionaggio alla John le Carré con il dramma istituzionale. L’università di Al-Azhar non è descritta come un luogo di sola fede o di studio, ma come una geopolitica in miniatura, un campo di battaglia dove la legittimità religiosa si intreccia con gli interessi del potere politico e in cui la purezza spirituale viene sistematicamente cannibalizzata dal compromesso politico, dalla paura e dal controllo poliziesco.
E Il film riesce a mostrare come, in un sistema autoritario, anche la spiritualità possa essere piegata alle esigenze dello Stato.

La regia è elegante e misurata. La fotografia alterna gli imponenti spazi della moschea alle stanze oscure dove si consumano le trattative segrete, mentre il ritmo cresce progressivamente fino a un finale teso e amaro. Anche il cast convince pienamente: Tawfeek Barhom offre un’interpretazione intensa e credibile, mentre Fares Fares costruisce un colonnello Ibrahim ambiguo, carismatico e impossibile da decifrare.
La cospirazione del Cairo è un film che dimostra un coraggio autoriale notevole, confezionando un’opera che tiene lo spettatore incollato alla poltrona grazie a un meccanismo a incastro perfetto, privo di sbavature. Sfruttando un ritmo compassato ma allo stesso tempo scorrevole evita ogni retorica facile, mostrando come il potere, che indossi una tonaca o una divisa militare, richieda sempre la stessa moneta di scambio: la coscienza umana. Un thriller politico di altissimo livello che affronta numerosi temi di grande attualità che vanno dal rapporto tra religione e potere politico all’influenza dei servizi di intelligence nelle istituzioni.
Sotto la superficie del thriller, la cospirazione del Cairo è anche una riflessione sul funzionamento dei regimi autoritari e sul prezzo che gli individui pagano quando diventano strumenti di interessi superiori.
Per gli spettatori italiani, è impossibile non pensare ai casi di Giulio Regeni e Patrick Zaki, che rendono il film drammaticamente attuale e vicino.
Ci sono due tipi di verità in questo Paese: quella che dicono tutti, e quella per cui si sparisce.






