La pintadera nuragica e il computo dell’anomalia lunare: un modello geometrico integrato sul ciclo Babilonese di 248 giorni


Pintadera nuragica di Genna Maria

Questo articolo1 propone un modello geometrico-analogico per provare a dimostrare la fattibilità tecnica del tracciamento del ciclo anomalitico lunare di 248 giorni, struttura portante del Sistema B mesopotamico, attraverso l’uso di supporto discoidale radiale.

Si prenderà in esame la pintadera in terracotta del IX secolo a.C. (Età del Ferro) custodita nel Museo Archeologico di Genna Maria a Villanovaforru, per la quale si ipotizza che un restauro integrativo errato abbia ridotto a 37 i fori della sequenza esterna.

La ricostruzione matematica del modulo nativo a 38 + 22 fori, combinata con il foro centrale (38 + 22 + 1 = 61), dimostra come questo manufatto potesse funzionare come calcolatore analogico d’orizzonte, configurato per isolare i sotto-cicli da 62 giorni dell’anomalia lunare e prevedere l’alternanza calendariale tra mesi cavi (29 giorni) e mesi pieni (30 giorni).

L’integrazione di questo modulo predittivo potrebbe dimostrare come la cultura nuragica avesse una conoscenza astronomica di matrice puramente matematica, capace di emanciparsi dalla semplice osservazione visiva empirica.

Se affiancato a un calendario lunare tradizionale deputato alla registrazione delle fasi, questo strumento consentiva di determinare l’intensità intrinseca degli eventi astrali e la durata dei mesi civili. Tale evidenza storiografica anticiperebbe di secoli la comprensione e l’applicazione sistematica del ciclo anomalitico rispetto agli altri popoli del bacino del Mediterraneo occidentale.

1. Introduzione

Il ciclo dei 248 giorni e il sistema B

Nell’astronomia matematica babilonese, il calcolo della velocità orbitale della Luna e della sua distanza dalla Terra (anomalia lunare) poggiava su un caposaldo numerico: 248 giorni coordinati, equivalenti a 9 mesi anomalistici.

Nelle tavolette mesopotamiche del Sistema B, tale ciclo era puramente testuale e algebrico, basato su progressioni lineari a “zigzag”. La necessità pratica di tracciare questa oscillazione all’interno dei bacini coevi del Mediterraneo solleva un quesito: era possibile tradurre questo schema aritmetico in un dispositivo analogico e visivo?

La scomposizione del macro-ciclo babilonese rivela una simmetria quartica perfetta: il numero 62 rappresenta il punto di flesso dell’algoritmo, il momento esatto in cui la Luna passa dalla massima accelerazione (perigeo) alla massima decelerazione (apogeo). Un dispositivo circolare provvisto di un modulo da 61 elementi più un commutatore esterno permette di tracciare  i 62 giorni, invertendo il vettore di marcia a ogni cambio di quadrante per coprire i 248 giorni totali.



Andamento della distanza tra la Terra e la Luna dal 1996 al 1997. Grafico tratto dal libro “Mathematical astronomy morsels” di Jean Meeus.



Orbita della Luna e la distanza massima e minima. Immagine www.centrometeoemiliaromagna.com


2. Analisi strutturale della pintadera di Villanovaforru

Il caso di studio descritto trova un riscontro morfologico e quantitativo straordinario nella pintadera in terracotta esposta al Museo Archeologico di Villanovaforru (Sardegna), un manufatto protostorico datato intorno al IX secolo a.C.

L’oggetto presenta un’organizzazione geometrica rigorosa, i cerchi concentrici. Quattro incisioni lineari scandiscono lo spazio radiale dall’esterno verso l’interno.

I fori occupano due corone distinte, separate nettamente da due dei quattro cerchi concentrici.

La sequenza interna è composta da 22 fori disposti in esatta rotazione attorno a un singolo foro centrale.

Attualmente la corona esterna mostra 37 fori. Il manufatto ha tuttavia subito una ricostruzione parziale in fase di restauro archeologico nel secolo scorso, integrando i fori mancanti a stima visiva. Una minima sfasatura millimetrica nel passo di punzonatura ha alterato il conteggio nativo: seguendo la logica geometrica degli spazi originali, la corona esterna avrebbe dovuto ospitare esattamente 38 fori.

[ cerchio 1 ]   –> Linea concentrica di separazione strutturale
       |
( Corona Esterna )  –> 38 Fori originari ipotetici (37 attuali da restauro)
       |
[ Cerchio 2 ]   –> Linea concentriche di separazione strutturale
       |
( Corona Interna )  –> 22 Fori in rotazione orbitale
       |
[ Cerchi 3 e 4 ]   –> Linee di chiusura del nucleo
       |
[ Foro Centrale ]  –> 1 Foro pivot


Il modello computazionale e la dinamica vettoriale dei cerchi

L’integrazione numerica dei dati strutturali della pintadera rivela una convergenza matematica perfetta con le necessità del calendario astronomico lunare.

Ripristinando il foro mancante della corona esterna (38) e sommandolo a quelli della corona interna (22), l’oggetto esprime un totale di 60 fori concreti, colonna portante dei sistemi sessagesimali (38 + 22 = 60) mentre includendo nel conteggio il singolo foro centrale, i punti di riferimento fisici salgono a 61.

3. Meccanica operativa ad algoritmo binario alterno.
I quattro cerchi concentrici impressi sulla superficie funzionavano come un commutatore d’azione o interruttore binario (acceso/spento) ad ogni inversione di quadrante, ovvero ogni 62 giorni.

Quadrante 1 (Cerchio 1 – Esterno) | Fase di Accelerazione. La Luna incrementa quotidianamente la propria velocità cinetica verso il perigeo. L’operatore fa avanzare un piolo mobile lungo i 60 fori concreti in senso orario. Al giorno 61 occupa il foro centrale, al giorno 62 si registra lo scatto di quadrante.

Quadrante 2 (Cerchio 2) | Fase di Decelerazione. Raggiunto il picco del 62° giorno, l’operatore sposta l’indicatore sul secondo cerchio e inverte il vettore di marcia del piolo (movimento in senso antiorario). Il corpo lunare rallenta progressivamente verso l’apogeo.

Quadrante 3 (Cerchio 3) | Nuova Accelerazione. Al compimento del 124° giorno, avviene una nuova inversione vettoriale. Il piolo riprende la progressione in senso orario sul terzo cerchio.

Quadrante 4 (Cerchio 4 – Interno) | Ultima Decelerazione. Dai 186 giorni fino alla chiusura del macro-ciclo di 248 giorni, il piolo si muove nuovamente in senso antiorario, esaurendo l’algoritmo geometrico integrato.

Modello geometrico-analogico dell’accumulo dei cicli da 62 giorni fino al completamento del macro-ciclo anomalitico di 248 giorni (4 cicli compArcheoastronomia sperimentale; analisi geometrico-quantitativa dei manufatti protostoricileti).



4. Funzione predittiva, la determinazione dei mesi cavi e pieni

Questo sofisticato modulo analogico permetteva di risolvere un problema cruciale dell’astronomia empirica: stabilire in anticipo se la lunazione (mese sinodico, della durata media di 29,5 giorni) avrebbe generato un mese cavo (29 giorni) o un mese pieno (30 giorni) nell’alveo del calendario civile.
La durata dipendeva matematicamente dalla velocità accumulata dal corpo lunare, deducibile istantaneamente dallo stato cinematico del calcolatore.

Nei quadranti di accelerazione (cerchi 1 e 3), muovendosi più velocemente rispetto allo sfondo stellare, la sera del 29° giorno la Luna si è già allontanata sensibilmente dall’eclittica solare.

Trovandosi fuori dal bagliore del crepuscolo, la prima falce di Luna nuova diventa visibile a occhio nudo subito dopo il tramonto. Il mese vecchio si conclude: la lunazione dura 29 giorni.

Nei quadranti di decelerazione (cerchi 2 e 4), a causa della ridotta velocità orbitale, la sera del 29° giorno la Luna si trova ancora in stretta prossimità prospettica con il Sole, restando “annegata” nella luce crepuscolare.

L’impossibilità di osservare la falce impone l’attesa della sera successiva (il 30° giorno) per l’attestazione visiva. Il mese vecchio viene dichiarato ufficialmente pieno: la lunazione dura 30 giorni.

La pintadera operava così come un vero e proprio computer predittivo. Verificando semplicemente su quale linea concentrica fosse posizionato il segnalino di quadrante, l’utilizzatore poteva dedurre con mesi di anticipo la durata dei mesi successivi. Ciò consentiva di pianificare scorte, feste e navigazioni d’altura senza l’incertezza della dipendenza dall’osservazione empirica serale.

5. Contesto storico-funzionale e implicazioni pratiche.

Per comprendere l’esistenza di un simile calcolatore analogico nel Mediterraneo del IX secolo a.C. è necessario superare la concezione moderna di “calendario”.

In pieno avvio dell’Età del Ferro, possedere uno strumento del genere rispondeva a tre stringenti necessità pratiche, economiche e geopolitiche.

La prima e legata alla navigazione d’altura e rotte commerciali. Il IX secolo a.C. vedeva fiorenti commerci marittimi, con la Sardegna nuragica al centro di intensi scambi con Fenici ed Etruschi.

La seconda riguarda la previsione delle maree, le quali, sebbene ridotte nel Mediterraneo, creano correnti drastiche nei pressi di canali, estuari e bocche di porto (es. Stretto di Bonifacio) in base alla distanza della Luna (perigeo/apogeo). Calcolare la massima prossimità lunare permetteva di anticipare le anomalie delle correnti.

La terza riguarda l’orientamento notturno, che dipendeva dalla configurazione stellare e lunare. Prevedere in anticipo la luminosità e la durata della presenza della Luna in cielo era vitale per pianificare le rotte ed evitare naufragi.

Una seconda macro area riguarda invece l’agricoltura e la gestione delle scorte in quanto le comunità protostoriche sarde, in particolare quelle della Marmilla (regione ad altissima vocazione cerealicola dove sorge Villanovaforru), dipendevano strettamente dai cicli produttivi.

Un calendario puramente lunare diverge da quello solare di circa 11 giorni all’anno. Computare l’anomalia lunare permetteva di stabilire preventivamente la durata teoreatizzazione dei mesi, consentendo di pianificare con ampio anticipo le delicate fasi della semina o del raccolto, svincolandole dalla mera osservazione meteorologica temporanea.

Infine non sono da sottovalutare gli aspetti religiosi, anzi. La fase finale della civiltà nuragica è caratterizzata dall’architettura dei grandi santuari a pozzo sacro e dalle sale delle riunioni federali. I pozzi sacri, dedicati al culto dell’acqua, erano orientati astronomicamente verso i solstizi o i lunistizi. I leader tribali e sacerdotali dovevano convocare le popolazioni dell’isola per cerimonie e mercati concomitanti. Sbagliare la data del plenilunio o l’inizio del mese sacro avrebbe comportato un grave fallimento logistico e politico. Il monopolio del tempo si traduceva direttamente in controllo sociale.

L’analisi geometrico-quantitativa della pintadera di Villanovaforru apre una nuova prospettiva storiografica sulle competenze scientifiche della civiltà nuragica nella sua fase di transizione verso l’Età del Ferro. L’aspetto più rivoluzionario del manufatto risiede nel superamento della classica astronomia osservativa e visiva, limitata alla mera registrazione passiva dei fenomeni celesti. Ci troviamo di fronte a un modello di astronomia predittiva puramente matematica, capace di tradurre le variazioni cinematiche invisibili della velocità orbitale della Luna in un algoritmo geometrico tangibile.

Per cogliere appieno la portata di questa tecnologia analogica il dispositivo non andrebbe considerato isolatamente, ma come parte di un sistema integrato di computo del tempo.

Un calendario lunare tradizionale, basato sull’osservazione visiva, aveva il compito di tracciare la sinodia, ovvero la progressione geometrica della luce dal novilunio al plenilunio.

Il regolatore anomalitico (la pintadera), funzionando come un “motore di calcolo” parallelo, stabiliva l’intensità e la dinamica cinetica di quegli stessi eventi astrali.
L’intersezione di questi due dati permetteva non solo di sapere quando si sarebbe verificata una fase, ma di calcolare in anticipo la velocità del corpo celeste, determinando matematicamente la durata dei mesi (29 o 30 giorni) e la magnitudo dei fenomeni correlati, come l’ampiezza delle maree fisiche e correnti d’alto mare.

La decodifica di questo modello fa emergere un dato storico di rilevo perché se ciò venisse confermato si potrebbe affermare che il popolo nuragico computava il ciclo anomalitico lunare con secoli di anticipo rispetto a molte altre civiltà del Mediterraneo.

Mentre nel resto del bacino centro-occidentale la gestione del tempo astronomico era ancora vincolata all’osservazione empirica della prima falce serale o a rudimentali calendari solari stagionali, la Sardegna disponeva già di strumenti analogici portatili in grado di isolare sotto-cicli matematici complessi derivati dalle tradizioni più avanzate dell’oriente mesopotamico. Questa precoce autonomia scientifica ricolloca l’isola come un centro d’avanguardia nell’elaborazione del pensiero matematico e nautico applicato al secondo millennio a.C


  1. L’articolo propone un’affascinante ipotesi di archeoastronomia sperimentale che evidenzia l’eleganza geometrica e computazionale applicabile ai manufatti della Sardegna protostorica.
    La Redazione precisa che il modello teorico presentato — basato sul parallelismo con il Sistema B babilonese e su una ricostruzione integrativa del numero originario dei fori della pintadera — rappresenta una proposta di ricerca dell’autore e non trova allo stato attuale un riscontro nella letteratura archeologica accademica.
    Pubblichiamo questo contributo nell’ottica di stimolare il dibattito culturale, scientifico e multidisciplinare sul patrimonio nuragico e sulla conoscenza astronomica nell’antichità, restando aperti a interventi, repliche e approfondimenti sul tema. ↩︎

Per approfondire le tematiche dell’articolo si consiglia:

Aaboe, A. (1991). Babylonian mathematics, astrology and astronomy. In: The Cambridge Ancient History, Vol. 3, Part 2, Chapter 28b. Cambridge University Press.

Amatore, L. (2023). A tempo di Luna – Gli antichi calendari. [S.l.]: Independently Published. (Analisi e decodifica delle funzioni computazionali e calendariali espresse tramite la matematica a tacche nei solchi ornamentali dei manufatti ceramici nuragici).

Brack-Bernsen, L. (1993). On the Babylonian discovery of the periods of lunar motion. In: From Ancient Omens to Babylonian Astronomy, Centaurus, 36(1), pp. 12-24.

Lilliu, G. (1982). La civiltà nuragica. Sassari: Carlo Delfino Editore. (Per il contesto sui grandi santuari federali e pozzi sacri).

Neugebauer, O. (1955). Astronomical Cuneiform Texts (ACT). 3 voll. London: Lund Humphries. (Edizione critica fondamentale dei testi procedurali del Sistema A e Sistema B).

Neugebauer, O. (1975). A History of Ancient Mathematical Astronomy. Berlin-New York: Springer-Verlag.

Ossendrijver, M. (2012). Babylonian Mathematical Astronomy, Procedure Texts. New York, Springer.

Perra, M. (2014). Le pintaderas della Sardegna nuragica: analisi morfologica e ipotesi funzionali. Quaderni di Archeologia Sperimentale, [S.l.], n. 4.

Ugas, G. (2005). L’alba dei Nuraghi. Cagliari: Fabula Editore. (Riferimento per gli scambi d’alto mare e la navigazione d’altura nell’Età del Ferro centro-mediterranea).